Perde lavoro e casa, e ora rischia lo sfratto

5 Marzo 2017

La storia drammatica di un’invalida civile al 75% che chiede al Comune un’abitazione per emergenza

CHIETI. Una vita di sacrifici, poi il licenziamento del marito, e infine le rate non pagate del mutuo, con la banca che mette all’asta e vende la casa dove vive con la sua famiglia. È la storia di G.D.C, invalida civile al 75%. L’unica fonte di sostentamento per lei, il marito e i due figli che non riescono a trovare lavoro, è la sua pensione di invalidità, 285 euro al mese. Ora che la sua casa è stata venduta, lei e la sua famiglia dovranno andarsene. Il nuovo proprietario, infatti, ha già notificato il primo atto di precetto, e a breve potrebbe arrivare anche lo sfratto. Ma G.D.C. non ce l’ha con lui, o con la banca. Purtroppo le cose sono andate male, e non è colpa di nessuno, ma il pensiero che assilla la donna è quello di non sapere dove andare, una volta che saranno state completate le procedure per lo sfratto. Una situazione, questa, comune purtroppo a molte famiglie che non hanno più reddito per colpa della crisi, che ha distrutto il tessuto economico e sociale. In più, rispetto agli altri, G.D.C. deve confrontarsi ogni giorno con la sua invalidità, che non le consente di aspirare al lavoro al quale avrebbe pure diritto. «Purtroppo», spiega, «da quando mio marito ha perso il lavoro l’unica fonte di reddito per la mia famiglia è la pensione di invalidità. Con 285 euro al mese neanche ci fai la spesa, figuriamoci pagarci le bollette e il mutuo. Abbiamo presentato la domanda al Comune per avere una casa in emergenza», aggiunge, «ma siamo al nono posto della graduatoria. Quando ci butteranno fuori di qui non sappiamo davvero dove andare, dal momento che nessuno dei nostri parenti, tra l’altro, ha la possibilità di ospitarci. Ho telefonato al Comune», aggiunge, «e mi hanno detto che fra sette-otto mesi, al massimo fra un anno, forse una casa si libera, ma sono sicura che arrivi prima lo sfratto, e a quel punto, davvero non so che cosa faremo». Il consigliere comunale Maurizio Stefano Costa, si sta interessando del caso. «Conosco bene la situazione», dice, «e stiamo facendo di tutto per dare serenità a questa famiglia, che nella graduatoria per l’assegnazione delle case in emergenza ha un ottimo punteggio. Purtroppo anche noi siamo in attesa che l’Ater ci riconsegni diversi appartamenti, e soltanto allora potremo procedere con le nuove assegnazioni, in base alla graduatoria. Contiamo, fra alcuni mesi, di poter disporre degli alloggi necessari a soddisfare l’emergenza abitativa più stringente, e sono certo che lo sfratto non arriverà prima di quella di quella data». (a.bag.)

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