«Pericolo frane dall’acqua sotto l’antico acquedotto»

VASTO. L’acqua che scorre copiosa sotto l’antico Acquedotto delle Luci e la mancanza di prevenzione e di manutenzione possono essere la causa di nuovi fenomeni franosi in un territorio già di per sé...
VASTO. L’acqua che scorre copiosa sotto l’antico Acquedotto delle Luci e la mancanza di prevenzione e di manutenzione possono essere la causa di nuovi fenomeni franosi in un territorio già di per sé fragile e soggetto a continui smottamenti. L’allarme è risuonato al convegno “Catastrofi: duecento anni di frane”, organizzato da Italia Nostra nell’auditorium dell’Agenzia dei servizi culturali. Alla tavola rotonda erano stati invitati i candidati sindaci alle prossime elezioni amministrative di giugno, ma all’incontro hanno partecipato solo Ludovica Cieri (Movimento 5 Stelle), Massimo Desiati (centrodestra) e un rappresentante del Nuovo Faro, la lista civica di Edmondo Laudazi.
«Una delle prossime emergenze della nostra città», ha messo in guardia Davide Aquilano, archeologo e presidente della sezione vastese di Italia Nostra, «potrebbe venire dall’acqua che ancora percorre un ampio tratto dell’antico Acquedotto delle Luci, e che potrebbe causare una frana e un dissesto idrogeologico davvero pericolosi». L’Acquedotto delle Luci è un’eccezionale opera di ingegneria idraulica romana che, dopo aver percorso oltre 2 chilometri, alimentava le Cisterne Romane nella parte alta della antica Histonium. La sua è una storia lunghissima, quasi bimillenaria, poiché, assieme con alcune fontane di acqua sorgiva, fino al 1926 è stata l’unica fonte di approvvigionamento idrico della città e fino al 1956 ha ancora alimentato parte del centro storico di Vasto. Il pozzo è attivo ancora oggi: l’acqua, che scorre copiosa, non si sa dove va a finire e non si può escludere che la sua dispersione nel sottosuolo sia una concausa importante del forte dissesto idrogeologico che interessa la linea di scarpata via Tre Segni-via San Michele, cioè buona parte del versante orientale della città. Vasto convive con le frane da secoli.
Da quella del 1816, ricostruita nel suo excursus storico dal professor Luigi Murolo durante il convegno, a quella del 1956 ricordata nell’intervento di Lino Spadaccini, appassionato cultore che ha ricordato, grazie a un poderoso apparato iconografico e perfino con un servizio tv dell’Istituto Luce, i drammatici momenti dell’evacuazione del quartiere delle Lame, l’abbattimento della chiesa di San Pietro e i tentativi di salvarla del parroco e della cittadinanza. Cause ed effetti dei movimenti franosi sono stati illustrati, infine, dal geologo Luigi Di Totto. L’esperto ha posto l’accento sul fatto che gli eventi di dissesto idrogeologico tendono a ripetersi, soprattutto in mancanza di monitoraggio e opere di prevenzione. (a.b.)

