Permesso negato per spaccio Tunisino va al Tar e vince

13 Gennaio 2018

CHIETI. Non esisterebbe, finora, una prova certa che quei due chili di marijuana trovati nella sua borsa erano proprio suoi. Per questo, un giovane tunisino ha vinto la sua battaglia personale contro...

CHIETI. Non esisterebbe, finora, una prova certa che quei due chili di marijuana trovati nella sua borsa erano proprio suoi. Per questo, un giovane tunisino ha vinto la sua battaglia personale contro la prefettura e la questura di Chieti che gli avevano negato il rinnovo del permesso di soggiorno. Secondo il Tar di Pescara, il tunisino, residente prima a Ortona e adesso a Termoli, assistito dall’avvocato Gian Michele Corvo, ha diritto al permesso di soggiorno. Nel corso del giudizio, il giovane ha subito la perdita del padre: «In occasione del funerale, non ha potuto tornare a casa per paura di restare fuori dell’Italia», racconta l’avvocato. Poi, però, è arrivata una sentenza che sembra uno smacco per le istituzioni chietine.
Durante un controllo su un peschereccio in mare aperto nel corso del 2014 proprio nel periodo in cui un maxi carico di 2.200 tonnellate di droga fu trovato in acqua, la finanza trovò un pacco di marijuana nello zaino del tunisino. Ora quel caso è al centro di un processo penale: il tunisino rigetta l’accusa di spaccio e dice che di quella droga lui non ne sapeva niente. Racconta che non poteva allontanarsi da un macchinario sulla barca e che sarebbero stati altri a nascondere la droga nello zaino, a sua insaputa.
E anche la sentenza del Tar rivela che ci sono punti oscuri: «Dagli atti depositati in giudizio dall’amministrazione», dice il documento, «non si comprendono appieno le circostanze del recupero da parte del ricorrente dell’involucro contenente sostanza stupefacente; e in particolare quale ruolo e consapevolezza egli abbia avuto nel trasporto e/o recupero di tali involucri». Durante il giudizio, il presidente del Tar Alberto Tramaglini ha chiesto a prefettura e questura «una dettagliata nota di chiarimenti», ma nessuno ha risposto: «L’amministrazione non ha adempiuto all’ordinanza», dice la sentenza che parla di «comportamento omissivo del tutto ingiustificato». (p.l.)