Perseguita la moglie: condannato a due anni

19 Gennaio 2023

Le vessazioni durante la separazione: molestie su whatsapp, minacce, insulti e porta di casa sfondata

CHIETI. Dopo aver sposato l’ex fidanzato della sorella uccisa a coltellate da uno spasimante respinto, si è trovata lei stessa prigioniera di una spirale di minacce. Per mano dell’uomo che, superato il dolore per quella relazione tragicamente interrotta, le aveva giurato amore eterno, salvo poi trasformarsi in un marito geloso, possessivo e iracondo. Al punto tale che, ieri mattina, il giudice del tribunale di Chieti Andrea Di Berardino lo ha condannato – con il rito abbreviato – a due anni di reclusione (pena sospesa e non menzione). Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca aveva chiesto la pena di un anno e quattro mesi. L’uomo, M.C., teatino di 39 anni, accusato di atti persecutori e di violazione di domicilio, dovrà risarcire i danni alla vittima in separata sede, ma è stato condannato anche a versare una provvisionale di 7mila euro.
L’ANTEFATTO
Per riepilogare tutto bisogna tornare indietro al 2019. M.C. inizia a frequentare Aliona Oleinic, 33 anni, originaria della Moldavia. I due si conoscono all’interno di un locale, cominciano a uscire insieme, si presentano alle rispettive famiglie. I problemi cominciano quando un albanese di 27 anni, Roland Bushi, si invaghisce di Aliona. Lei lo respinge, ma lui non vuole sentire ragioni. Finché, il 3 settembre di quello stesso anno, la attende all’esterno della sua abitazione di Francavilla al Mare e le sferra undici coltellate. Aliona muore 45 giorni dopo.
LA NUOVA STORIA
Il legame tra M.C. e la famiglia della ragazza moldava non si interrompe dopo la tragedia. Tant’è che nasce una storia d’amore tra il 39enne teatino e la sorella di Aliona. I due si sposano il 3 agosto del 2021. Ma il rapporto coniugale è «breve e burrascoso, caratterizzato da liti, vessazioni verbali e talvolta fisiche causate dalla forte gelosia del marito. Così, nel gennaio del 2020, la donna decide di avviare la procedura di separazione e cessare la coabitazione con il marito». Ma lui non accetta la fine della relazione.
LA DENUNCIA
Anzitutto, sempre in base alle denunce della presunta vittima, la molesta con numerose chiamate su Whatsapp, minacciandola con parole del tipo: «Te la faccio pagare». Non contento, il 16 settembre scorso, la raggiunge anche sul luogo di lavoro, lanciandole contro un bicchiere, per poi inviarle una raffica di messaggi contenenti insulti. Ma c’è di più. M.C. prende in affitto l’appartamento che si trova al piano superiore rispetto a quello dove vive la moglie. Il 24 settembre lancia dal proprio balcone su quello della donna un barattolo di olive; il giorno successivo, la colpisce con una secchiata d’acqua. L’episodio più grave avviene il 27 settembre: M.C. sfonda a calci la porta d’ingresso della vittima, che non vuole aprirgli. Neanche quattro mesi dopo, la condanna. (g.let.)