Perseguitano i vicini di casa con minacce, botte e dispetti: il giudice li caccia dal paese 

I coniugi terribili costringono tre condòmini di Ripa Teatina a lasciare il palazzo Ma adesso nei confronti di moglie e marito scatta il divieto di dimora nel comune

CHIETI. Hanno perseguitato i vicini di casa al punto tale da costringerli ad abbandonare il palazzo e a rifugiarsi altrove. Questa non è la solita storia di dispetti condominiali destinata ad arrivare davanti a un giudice di pace oppure a risolversi con una stretta di mano, una querela ritirata o poche centinaia di euro di risarcimento. È la storia di una coppia di origini romane – lui 45 anni, senza lavoro, e lei 39, casalinga – capace di rendere un inferno la vita di intere famiglie di Ripa Teatina che non erano più libere di ritagliarsi un po’ di serenità neppure tra le mura domestiche. È servito l’intervento di carabinieri, procura e tribunale per mettere fine a quelle vessazioni diventate intollerabili: moglie e marito sono ora sottoposti al divieto di dimora nel comune di Ripa. Tradotto: sono stati mandati via dal paese. Cacciati. Se vi rimetteranno piede, rischieranno seriamente di finire in manette. Il provvedimento è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari Andrea Di Berardino su richiesta del procuratore della Repubblica di Chieti Lucia Anna Campo.
E non è la prima volta che i coniugi si ritrovano sul registro degli indagati per vicende analoghe, per non dire fotocopia: qualche tempo fa, sempre un giudice ha ordinato loro di rimanere lontani dalla provincia dell’Aquila, dove abitavano e hanno irrimediabilmente inquinato i rapporti di vicinato con la consueta escalation di angherie. Ma è evidente come ricevere una misura cautelare e cambiare aria non sia bastato per indurli a mutare atteggiamento. Entrambi, difesi dall’avvocato Cesare Schioppa, potranno fornire la loro versione durante l’interrogatorio di domani.
I tre condòmini di Ripa, due donne e un uomo, hanno provato bonariamente a dissuadere gli stalker seriali, responsabili di «atti persecutori» privi di qualsiasi movente. Come dire: gli indagati hanno agito per il puro gusto di avvelenare le giornate altrui. Ma il quadro è diventato allarmante e il passaggio successivo è stato la presentazione di una denuncia, preceduta da una richiesta d’aiuto giunta sul tavolo del sindaco. Come ricostruito dall’accusa, moglie e marito non si sono limitati a offendere in ogni modo i vicini, soprattutto di sesso femminile. Quando li incontravano, infatti, partivano in automatico anche minacce tutt’altro che velate, del tipo «ti spezzo le gambe» e «ti ammazzo».
Sono seguite azioni che dimostrano chiaramente la pericolosità degli indagati. Un esempio su tutti: hanno danneggiato la porta di casa di una delle vittime dando fuoco a una bottiglietta di plastica contenente alcol. Insomma: gesti che solo per pura casualità non hanno avuto conseguenze ancora più gravi. L’elenco degli sfregi non finisce qui. L’imputazione racconta di una serratura del portone di casa bloccata usando della colla, oltre che del lancio di un bicchiere di vetro sul balcone di una delle vittime, che ha ritrovato a terra un tappeto di vetri. Gli indagati hanno anche danneggiato il cofano di un’automobile. E che fossero pronti a passare alla violenza fisica, sempre secondo l’accusa, lo testimonia un’aggressione con protagonista il 45enne, che deve rispondere anche di lesioni personali aggravate. L’uomo, infatti, ha scaraventato un tavolino di ferro contro l’amministratore di condominio, colpendolo a un braccio e mandandolo in pronto soccorso, dove i medici gli hanno diagnostico contusioni giudicate guaribili in cinque giorni. Le indagini dei carabinieri della stazione di Villamagna e del nucleo operativo e radiomobile di Chieti hanno confermato che le accuse dei denuncianti sono classificabili come fondate. Così, stavolta, a fare le valigie sono stati i coniugi terribili.