Pesca, timori per il caro gasolio: «Così non possiamo lavorare»

La marineria di Ortona manifesta davanti alla capitaneria di porto: «Le accise devono essere ridotte» Con le problematiche si ferma l’attività: «Sciopero a oltranza se non ci saranno risposte adeguate»
ORTONA . La marineria ortonese aderisce allo sciopero nazionale indetto per il caro gasolio, nonché per i drastici interventi attuati dal ministero delle Politiche agricole sulle giornate di pesca. Il settore è in profonda crisi, così, limitando la protesta ai prezzi dell’idrocarburo, chiede allo Stato di eliminare o ridurre notevolmente le accise. Le problematiche, comunque, si ripercuotono anche sulla ristorazione, commercializzazione ed in genere sulla distribuzione del reddito, poiché la pesca produce lavoro per numerosi addetti.
Per quanto riguarda la marineria di Ortona, decine di pescatori ieri mattina si sono riuniti davanti alla capitaneria di porto per comunicare che rimarranno in banchina almeno una settimana, anche se lo sciopero si prospetta ad oltranza qualora non ci saranno risposte adeguate. Così almeno 250 pescatori e 40 autotrasportatori come addetti diretti sono ormai fermi, ma le ripercussioni si hanno su tutta la filiera, non ultimi i consumatori che pagheranno con i prezzi in salita questo calo di prodotto unito ai costi.
«Di fatto il costo del gasolio è passato a circa un euro a litro e, se si pensa che un peschereccio consuma tra i 500 ed i 700 litri giornalieri, ecco che la questione emerge in tutta la sua criticità», commenta l’avvocato marittimista Ilario Cocciola, che segue da vicino le problematiche della pesca ortonese. «Gli aumenti costringono le imbarcazioni a rimanere in porto per evitare lo svolgere di attività lavorativa in negativo, poiché solo la voce di spesa del gasolio prima dei rincari interessava il 60 per cento dei costi di produzione. Pertanto, adesso l’attività di pesca è praticamente solo passivo».
La situazione è aggravata dal fatto che c’è una «drastica riduzione delle giornate lavorative, che il ministero ha attuato portandole ad un massimo di 150 su 360», conclude Cocciola parlando anche di un «capzioso sistema delle infrazioni, nonché di ritardi ministeriali nei pagamenti delle contribuzioni previste per i fermi biologici con arretrati di anni per questioni burocratiche». I pescatori chiedono soluzioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

