Pescatori in cattive acque: «Qui si muore di fame»

Viaggio del Centro allo scalo marittimo per parlare con gli operatori del settore Marco Lupi: il pesce è caro, le vendite sono poche e noi non copriamo le spese
ORTONA
-. Il pesce è uno dei prodotti più cari tra quelli che possiamo degustare sulle nostre tavole. A qualcuno verrà da chiedersi quanta fatica e quanto reale guadagno siano nascosti in una battuta di pesca?
Esiste una florida economia per i pescatori locali? Una città marina come Ortona conosce bene le condizioni di lavoro della “gente di mare”, ed abbiamo pensato di farlo raccontare dai diretti interessati. Siamo stati al porto, durante una normale mattinata di attività per i marinai: molti di loro, vicino alle proprie piccole imbarcazioni, erano occupati a vendere chili di pesce fresco catturato all'alba con le reti. Ci siamo avvicinati ad uno dei banchetti, dove abbiamo trovato la massima disponibilità in uno degli addetti. Lui si chiama Marco Lupi, ortonese, pescatore da trent'anni, intento a vendere pesce insieme al suo aiutante, Federico Cagnoli, un giovane marinaio anch'egli di Ortona. La nostra chiacchierata è iniziata parlando dei ricavi economici tra chi svolge questo lavoro. Ed è stato il signor Lupi a rispondere con fermezza a tutte le curiosità. Il suo «qui si muore di fame» racconta già di per sé la situazione, ma poi ha aggiunto dei dettagli che ci hanno aiutato a comprendere meglio: «Il pesce costa caro, le persone non lo comprano e noi abbiamo costantemente delle spese. La plastica delle reti, ad esempio, costa intorno ai 13 euro senza armamento. Ed è un materiale che dobbiamo ricomprare molto spesso, perché il nostro mare è pieno di delfini che vengono a mangiare i pesci impigliati alle reti, le quali di conseguenza si rompono». Ma il pescatore ha anche una soluzione per cercare di risollevare le sorti economiche di questa classe sociale: «Credo che al momento il pescaturismo possa essere un'idea valida». Si tratta cioè di un'attività di pesca e ristorazione allo stesso tempo che, secondo Lupi, potrebbe apportare dei benefici. «Il nostro è un lavoro duro, in estate alle 4,30 siamo già sulla barca e alle 7,30 rientriamo nel porto per vendere, però i guadagni sono davvero minimi» ha aggiunto. Ma quale prodotto ittico attira maggiormente la gente? «Si compra il pesce che costa meno, le alici per esempio. Con dieci euro le persone tentano di acquistare il più possibile» ha commentato ancora l'esperto pescatore. Sulla qualità del pesce, poi, non si discute: «È garantita, negli ultimi due anni con il fermo delle vongolare il nostro mare si è addirittura arricchito». E la battuta finale riguarda la petrolizzazione dell'Adriatico, a cui il signor Lupi non chiude la porta. «Ognuno ha il suo parere», ha detto, «io penso che se il petrolio non si riversa in acqua, il problema non esiste. Anzi, tra le piattaforme potrebbero annidarsi anche molti pesci».
Alfredo Sitti
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