Piano per uccidere l’ex della compagna: condannato a 4 anni e 4 mesi di carcere

5 Ottobre 2023

L’inchiesta nata dopo il racconto choc della donna, maltrattata dal convivente e costretta a prostituirsi con gli sconosciuti «Voleva preparare una trappola e farmi partecipare. Ma chi doveva procurargli la pistola è stato arrestato dai carabinieri»

CHIETI. Quattro anni e quattro mesi di carcere per aver architettato un piano finalizzato a uccidere l’ex della compagna. È la condanna inflitta dal giudice Andrea Di Berardino a un uomo di 43 anni, originario di Pescara e residente nel Chietino, riconosciuto colpevole di una sfilza di reati: «maltrattamenti in famiglia», «tentata violenza privata», «induzione alla prostituzione» e «violenza o minaccia per costringere qualcuno a commettere un reato». La sentenza è arrivata con il rito abbreviato: significa che l’imputato, di cui non indichiamo il nome per tutelare l’identità della vittima di 38 anni, ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Il procuratore Giampiero Di Florio aveva chiesto quattro anni. Il piano di morte è andato a monte dopo che i carabinieri hanno arrestato un uomo che, in base al racconto della donna, avrebbe dovuto procurare la pistola per l’agguato. A occuparsi delle indagini sono stati i militari della stazione di Francavilla.
IL COLTELLO SEQUESTRATO
Tutto comincia nel pomeriggio del 23 maggio 2021. Una pattuglia dell’Arma interviene in un’abitazione della cittadina adriatica per una lite in famiglia. Agnese – la chiameremo così – racconta in lacrime di essere stata minacciata dal marito Andrea (altro nome di fantasia), poco prima, con un coltello di grandi dimensioni. La perquisizione scatta immediatamente e quel coltello da macellaio, con la lama lunga 29 centimetri e larga 4, viene sequestrato.
LA DENUNCIA
Subito dopo, in caserma, la donna racconta ai carabinieri il suo incubo. «Convivo con il mio compagno da 16 anni», mette a verbale, «e abbiamo avuto tre figlie. Ho un’altra figlia nata da una precedente relazione con un uomo di origini albanesi. Fin dall’inizio, con Andrea ho avuto problemi seri: in un primo momento si trattava di gelosia, poi sono iniziate le aggressioni. Mi fa sentire una nullità».
LE BOTTE
«Dopo un anno», prosegue Agnese, «ho capito che lui era esagerato e che il suo amore stava diventando troppo morboso: ho provato più volte a lasciarlo, senza riuscirci. È stato comunque un abile manipolatore e mi ha convinta sempre a tornare con lui. Durante i nostri litigi, assume atteggiamenti violenti nei miei confronti. È solito offendermi, minacciarmi, afferrarmi e sbattermi contro il muro o i mobili di casa. Mi dice: “Io ti uccido, non mi rispondere sennò ti ammazzo, ti metto sotto con la macchina, sei una schifosa, non vali niente” (e giù altre frasi irripetibili, ndr). Le aggressioni fisiche consistono in spintoni, schiaffi e trascinamenti. Più volte mi ha minacciata brandendo un coltello da cucina». Quelle scene terribili sono avvenute anche alla presenza delle tre figlie minori. Non solo: Andrea ha intimorito la compagna prendendo a calci elettrodomestici e mobili di casa.
«MI COSTRINGE A PROSTITUIRMI»
Il racconto di Agnese diventa sempre più drammatico: «Da tre o quattro anni, Andrea ha cominciato a fare uso di cocaina e la situazione è peggiorata. Da quando ha iniziato a drogarsi, per racimolare più soldi, mi costringe a prostituirmi: è lui stesso a prendere degli appuntamenti su un sito internet e io sono obbligata ad avere rapporti sessuali con degli sconosciuti. Quando venivo picchiata, per non portarmi in ospedale mi metteva sotto l’acqua fredda per non fare uscire i lividi. Ma adesso sono stanca di tutta questa situazione e di subire le prepotenze da parte di quest’uomo, a causa delle quali sono costretta a vivere facendo uso di calmanti».
L’AGGUATO FALLITO
Agnese svela una circostanza inquietante: «Andrea ha deciso di uccidere il mio ex compagno, nonché padre della mia prima figlia. Un paio di giorni addietro io e Andrea siamo stati bloccati sull’asse attrezzato Chieti-Pescara da una pattuglia dei carabinieri: con noi in macchina c’era tale Antonio P. Quest’ultimo era stato contattato da Andrea per farsi procurare una pistola: prima mi avrebbero riaccompagnata a casa, poi sarebbero andati a prenderla. Tale arma sarebbe stata usata da lui o da me, sotto costrizione, per uccidere il mio ex. Fortunatamente dal controllo dei carabinieri è risultato che Antonio non poteva uscire dal territorio di Pescara, quindi è stato arrestato. Dopo questo episodio andato male, Andrea mi ha detto che bisognava orchestrare una trappola per uccidere il mio ex: io dovevo dargli appuntamento e lui lo avrebbe ucciso o costretto me a farlo. Se mi fossi rifiutata, avrebbe ammazzato me e la mia prima figlia. Per farlo stare tranquillo e per il bene della famiglia, ho acconsentito a questo piano. Ma, conoscendomi, da subito ho capito che non sarei stata in grado di metterlo in atto. Non tollero più questa situazione: chiedo che Andrea venga punito». Fin qui, il racconto choc. Ieri mattina, la condanna in tribunale.