Picchiò i poliziotti: condanna e rimpatrio

2 Settembre 2016

Albanese padre di tre bimbi prese a cinghiate gli agenti per evitare l’allontanamento con la famiglia

CHIETI. Si assottigliano le speranze di restare in Italia per Thanas Bequari e la sua famiglia, albanese di 45 anni e padre di tre figli minorenni. Il suo scatto d’ira contro alcuni agenti della polizia della questura di Chieti innescato dallo’impossibilità di rinnovare il permesso di soggiorno e di restare a vivere nel quartiere di Sant’Anna gli è costato l’arresto per resistenza e lesioni personali. E ieri mattina, nel corso del processo per direttissima a suo carico, il giudice Isabella Allieri lo ha condannato a un anno di reclusione, pena sospesa e ha firmato il decreto di espulsione dall’Italia per l’intera famiglia.

«Mio papà non voleva ferire i poliziotti con la sua cinghia, voleva suicidarsi per il dispiacere di essere costretto a tornare in Albania». Ma la versione dei fatti raccontata da uno dei tre figli testimoni della drammatica vicenda accaduta il 18 agosto non ha convinto il giudice che ha deciso per la condanna e il rimpatrio. «Stiamo già preparando l’appello» spiega l’avvocato difensore della famiglia albanese, Paola Di Iorio, (subentrata dopo il collega Andrea Lacioppa) «abbiamo fatto istanza anche al Tribunale dei minori dell’Aquila» dal momento che in questa dolorosa vicenda giudiziaria e umana a pagare non sarà solo chi ha commesso i due reati, ma anche tre bambini, due dei quali nati in Italia. La storia di Thanas Beqari ha il sapore amaro della disperazione. L’uomo ha picchiato gli agenti per restare in Italia. Un gesto di rabbia e soprattutto fuorilegge per poter urlare il suo dolore e la sua richiesta di aiuto. Il 45enne aveva un lavoro da muratore oltre che un permesso di soggiorno che, di volta in volta, gli veniva rinnovato perché collegato alla malattia di uno dei tre figli. Finché il tempo è scaduto, così come il lavoro. E la vita di questo albanese, originario di Korce, è andata in frantumi.

Il dramma si è consumato due settimane fa giorni fa. Thanas è comparso davanti al giudice di pace, come prevede la legge, che ha convalidato il rigetto del provvedimento di rinnovo del permesso. Un’ora dopo era in questura per essere trasportato a Fiumicino, con la moglie e i figli, dove un aereo li avrebbe riportati in Albania. Poi l’aggressione ai poliziotti e l’arresto. Ora le sue speranze di restare in Italia sono appese a un filo sottilissimo.