Picchia gli agenti per restare in Italia

Sfocia in dramma la disperazione di un marito e padre di tre figli: evita l’espulsione prendendo a cinghiate i poliziotti
CHIETI. Per restare in Italia ha picchiato i poliziotti. Ma la storia di Thanas Beqari è solo di disperazione. Un gesto di rabbia e soprattutto fuorilegge, e un processo per direttissima, per poter dire: fatemi rimanere a Chieti.
Ha 45 anni, Thanas, e un destino comune a migliaia di altri immigrati. Ma lui, oltre alla moglie, ha anche tre bimbi piccoli. E aveva un lavoro da muratore oltre che un permesso di soggiorno che, di volta in volta, gli veniva rinnovato perché collegato alla malattia di uno dei tre figli. Finché il tempo è scaduto, così come il lavoro. E la vita di questo albanese 45enne, originario di Korce, ma residente vicino al cimitero di Sant’Anna, è precipitata nel baratro. Il dramma si è consumato due giorni fa. Thanas è comparso davanti al giudice di pace, come prevede la legge, che ha convalidato il rigetto del provvedimento di rinnovo del permesso. Un’ora dopo era in questura per essere trasportato a Fiumicino, con la moglie e i figli, dove un aereo li avrebbe riportati in Albania. Ma nessuno dei quattro è partito.
Il papà albanese ha chiamato in redazione. Con voce esagitata ha ripetuto al telefono: «Aiutare me e mia famiglia, ho chiesto permesso di soggiorno ma nessuno dare a me».
Non c’è stato il tempo per cercare di aiutarlo perché lui ha abbassato la cornetta, si è sfilato la cinta e si è scagliato contro due assistenti della Polizia. Li ha colpiti con calci, pugni e fibbia – dice l’accusa ipotizzata dalla pm Marika Ponziani – procurando ai due poliziotti ferite giudicate guaribili in dieci giorni. Thanas è stato ammanettato e rinchiuso in una camera di sicurezza. La moglie ed i tre figli sono tornati a casa. Il papà albanese, indagato per resistenza e lesioni personali, è comparso ieri mattina davanti al giudice Isabella Allieri. Scortato da colleghi dei poliziotti picchiato, è arrivato in tribunale verso le 11. E se il processo si fosse concluso ieri, a quest’ora, sarebbe già in Albania. Invece, dopo aver spiegato il suo dramma al giudice che lo ha ascoltato con attenzione, Thanas Beqari ha ottenuto, su richiesta del difensore, Andrea Lacioppa, i termini a difesa, cioè il differimento del processo al primo settembre. L’arresto è stato convalidato e lui è tornato nella casa di Chieti agli arresti domiciliari. Per ora resta in Italia con la moglie ed i tre figli. Ma il suo destino è segnato.

