Picchia la moglie incinta di otto mesi

Pugni, calci e tirate di capelli anche davanti alle due figlie piccole: la donna telefona alla polizia e scatta il Codice rosso
CHIETI. È accusato di aver picchiato la moglie incinta di otto mesi. Un marito violento di 40 anni è stato allontanato da casa: l’ordinanza è stata firmata dal giudice Andrea Di Berardino il giorno stesso in cui è arrivata la richiesta del sostituto procuratore Marika Ponziani. L’indagato, che deve rispondere di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate, non potrà più avvicinarsi alla donna 34enne e alle due figlie piccole. Ad occuparsi delle indagini sono stati i poliziotti della seconda sezione della squadra mobile di Chieti, diretti dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio. Dietro ad anni di soprusi fisici e psicologici si nasconderebbero motivi di gelosia.
Tutto è nato da un intervento fatto dagli agenti della squadra volante a metà febbraio. È stata direttamente la vittima a lanciare l’allarme, telefonando al 113. Sul posto si sono precipitati gli agenti. La giovane madre, in attesa del terzo figlio ed entrata nella fase finale della gravidanza, ha raccontato che – poco prima – il marito l’aveva offesa, afferrata per i capelli e strattonata con violenza. Poi, come se non bastasse, le aveva distrutto il cellulare. Per sottrarsi a quella furia ingiustificata, la donna si era allontanata da casa. Ma, al rientro, aveva trovato la porta chiusa dall’interno ed era rimasta fuori. Anche alcuni parenti, fin da subito, hanno riferito ai poliziotti che non si trattava del primo episodio di violenza. È partita così la procedura prevista dal Codice rosso, la nuova legge che ha istituito una corsia preferenziale per la trattazione di una serie di reati contro le donne. Convocata in questura, la 34enne ha avuto il coraggio di ripercorrere il suo calvario fatto di frequenti aggressioni alle quali hanno assistito anche le bambine: pugni, calci e tirate per i capelli che non si sono interrotte neppure durante la gravidanza. Anche altri familiari hanno confermato di aver visto più volte la donna piena di lividi su braccia e gambe. Ma lei aveva sempre minimizzato, dicendo – ad esempio – di essere caduta dalle scale o di aver sbattuto contro un mobile.
Il giudice ha deciso di accogliere la richiesta di allontanamento dalla casa familiare formulata dal pubblico ministero considerando i «gravi indizi di colpevolezza» e il «pericolo di reiterazione del reato»: adesso, se l’uomo si avvicinasse alla vittima, rischierebbe l’arresto. L’indagato, difeso dall’avvocato Francesco Terra, verrà interrogato nei prossimi giorni e potrà fornire la sua versione dei fatti.
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