Picchia moglie e figlio, 38enne arrestato

27 Marzo 2018

Atessa. L’uomo viola il divieto di avvicinamento ordinato dalla magistratura e finisce in cella nel carcere di Lanciano 

ATESSA. Il giudice gli aveva vietato di avvicinarsi alla ex moglie, ma lui aveva continuato come nulla fosse. Minacce, ingiurie e percosse tra le mura di casa: un atteggiamento ossessivo che aveva allarmato non poco i carabinieri e la Procura. È per questo motivo che è scattato l’arresto. A finire in manette è stato un trentottenne di Atessa (S.A. le iniziali del suo nome che non scriviamo per esteso per tutelare le vittime delle violenze) con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e danneggiamento.
Le violenze. Il 38enne, originario del Vastese ma residente ad Atessa da anni, si era sposato nel 2003 con una coetanea di Atessa. La coppia ha avuto due figli. Moglie e marito lavorano entrambi, lui gestisce un negozio di spedizioni ad Atessa. Il matrimonio, però, a un certo punto naufraga e i due decidono per una separazione consensuale. Solo che, nonostante gli accordi, lui non accetta la fine del rapporto e inizia a rendere la vita impossibile alla ex moglie e ai due figli, entrambi minorenni. Picchia sia lei che i figli. Durante una ennesima lite le punta il coltello alla gola, minacciandola di toglierle la vita. In un altro caso taglia le gomme dell’auto e le rompe i vetri dei finestrini. E poi ci sono i messaggi telefonici continui, anche a lavoro. Arriva persino a importunare telefonicamente il datore di lavoro di lei. Nel caso delle gomme tagliate, le manda un messaggio whatsapp in cui le preannuncia al mattino che quel giorno non sarebbe potuta andare al lavoro perché le ha tagliato le gomme dell’auto. «È inutile che te le ricompri, perché te le ritaglio», le scrive.
Le denunce. Da gennaio di quest’anno la situazione diventa insostenibile. E così dopo una lite, finita con percosse e lesioni, lei lo denuncia ai carabinieri. Il comandante della Compagnia di Atessa, capitano Marco Ruffini, il comandante del Nucleo operativo radiomobile, luogotenente Federico Ciancio, con il supporto del comandante del Reparto operativo, al comando del tenente colonnello Vittorio Bartemucci, si danno subito da fare. La denuncia arriva all’inizio di marzo: il 21 marzo c’è già la prima ordinanza di allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla ex moglie e il divieto assoluto di comunicare con qualsiasi mezzo con lei e i figli. All’atto della notifica, lui davanti ai carabinieri si mostra comprensivo e gentile. Cinque minuti dopo, però, ricomincia peggio di prima. La donna denuncia di nuovo e il 24 marzo, a tempo di record, l’ordinanza viene inasprita. Il pm Serena Rossi chiede il carcere e il gip Massimo Canosa lo concede.
Ventisettemila chiamate. «Nel 2017», fa sapere Bartemucci, «sono state circa 27mila le chiamate al numero verde 1522 da parte di donne italiane, nel 70% dei casi con prole. Di queste chiamate, oltre 4mila sono arrivate da donne vittima di violenza e sono servite a denunciare e fermare atti persecutori e maltrattamenti in famiglia. L’Arma si è attrezzata con personale specializzato per contrastare il fenomeno».