Picchiata dall’ex e inseguita fino a scuola: 18enne costretta a nascondersi in chiesa

Un giovane di 23 anni non potrà più avvicinarsi alla ragazza: è accusato di atti persecutori, lesioni, estorsione e furto La vittima presa a schiaffi, calci e pugni per gelosia. L’indagato ha inviato messaggi minatori anche alla madre di lei
CHIETI. Ha rubato la serenità e la spensieratezza dei suoi 18 anni. L’ha minacciata e offesa, picchiata e inseguita. L’ha tormentata e terrorizzata appostandosi persino davanti alla scuola che lei frequentava, costringendola a nascondersi in una chiesa per sfuggire alle violenze. Un giovane di 23 anni – accusato di atti persecutori, lesioni personali aggravate, estorsione e furto con strappo – dovrà rimanere ad almeno 300 metri di distanza dall’ex fidanzata, non potrà più avvicinarsi all’abitazione dove vive la ragazza e ha il divieto assoluto di comunicare in qualsiasi modo con la vittima e i suoi familiari. Il provvedimento è stato firmato dal giudice del tribunale di Chieti Andrea Di Berardino, su richiesta del sostituto procuratore Marika Ponziani, dopo le indagini dei carabinieri.
I CAMPANELLI D’ALLARME
Anna (nome di fantasia) inizia la storia con quel ragazzo di 4 anni più grande nel 2018. Dopo un po’ cominciano i problemi, perché lui non vuole che esca con le amiche e la obbliga a indossare abiti che non lascino scoperta alcuna parte del corpo e a non truccarsi. Il giovane le controlla sistematicamente il cellulare e, quando lei cerca di ribellarsi a quella situazione, iniziano le offese. Con il passare dei mesi, la situazione peggiora, perché agli insulti si aggiungono le aggressioni fisiche con schiaffi, pugni, morsi e spinte. Una volta l’indagato le fa sbattere la testa su un muretto vicino casa; in un’altra circostanza, invece, tenta di investirla.
L’INCUBO
Anna capisce che quel ragazzo mostra una gelosia ossessiva e va allontanato. Ma, nel momento in cui viene lasciato, lui si presenta davanti all’istituto scolastico di lei e le strappa di dosso lo zainetto, che verrà riconsegnato successivamente dietro il pagamento di 150 euro, a dire dello stalker una sorta di risarcimento per un’ammaccatura dell’automobile provocata dalla ragazza. L’episodio che spinge Anna a troncare definitivamente ogni rapporto si verifica a settembre, quando si trova a casa dell’indagato. Il giovane, infatti, al culmine di una lite, si accanisce sulla vittima con schiaffi, calci e pugni, facendola cadere ripetutamente a terra e ferendola. Tornata a casa, la diciottenne scatta più fotografie ai lividi e alle ecchimosi che il fidanzato le ha provocato e gliele invia, dicendo chiaramente che il loro rapporto finisce qui.
MESSAGGI A RAFFICA
Neppure stavolta lo stalker si rassegna e inizia a tempestarla di telefonate, sia di giorno che di notte, anche da numeri sconosciuti. Non solo: per almeno dieci volte, transita davanti alla scuola della ex e, dopo aver minacciato anche due sue amiche, induce le tre ragazze a fuggire e a trovare riparo dentro una chiesa, dove rimangono chiuse per circa 25 minuti. Quando l’indagato non riesce più a contattare Anna, che lo ha bloccato sul cellulare, mette nel mirino la madre di lei, mandandole messaggi minatori. Ormai la misura è colma: impaurita e stanca, la diciottenne trova il coraggio di andare in caserma e denunciare tutto ai carabinieri, perché quella presenza violenta e ossessiva la costringe a vivere nell’ansia e nel timore di essere picchiata, oltre ad obbligarla a modificare le abitudini e a evitare i luoghi dove potrebbe incontrare l’ex. La risposta di carabinieri e magistratura è immediata: dalla richiesta presentata dalla procura al provvedimento del giudice trascorre appena un giorno. Nel caso in cui l’indagato violasse le prescrizioni, rischierebbe seriamente di finire dritto in carcere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

