Picchiato e rapinato in casa

Tre banditi tengono in ostaggio per un’ora l’imprenditore Jubatti. Poi fuggono con i soldi
GUARDIAGRELE. In tre, tutti stranieri, a volto scoperto, sono entrati in casa, hanno picchiato il proprietario e costretto la moglie a tirare fuori la chiave della cassaforte. Li hanno tenuti in ostaggio per almeno un’ora. Hanno preso soldi e gioielli e sono fuggiti a bordo di due auto rubate, una al fratello che abita al piano di sotto e l’altra ai vicini di casa.
A quasi un mese dalla rapina in villa a Santa Maria Imbaro, ai danni della famiglia Delle Vigne, c’è un altro pauroso caso, questa volta a Guardiagrele ai danni della famiglia Jubatti, proprietaria della Soalca di Pretoro, azienda di lavorazione delle carni, storica e fiorente attività avviata nel 1945. La famiglia abita in via Vallo, una stradina senza sbocco a ridosso del centro abitato di Guardiagrele. L’appartamento è al secondo piano e non ha sistemi d’allarme, né telecamere di sicurezza. La zona è tranquilla e nessuno avvertiva sino ad oggi particolari problemi di sicurezza. «C’è stato un furto, 15 anni fa, in un appartamento vuoto», ricorda un residente, ma per il resto nulla.
Sono circa le 3 e mezza della notte quando i rapinatori si arrampicano al canale di gronda e salgono al secondo piano della palazzina dove abitano gli Jubatti. Fanno il classico foro nella serratura di una porta finestra vicino alla cucina ed entrano in casa. Rovistano prima di tutto il piano inferiore, prendendo qualche monile d’oro che trovano in giro, e poi salgono al piano di sopra. Carlo Jubatti, di 69 anni, sta dormendo con la moglie Annamaria di 60 anni. La coppia apre gli occhi e si trova tre persone in camera da letto. Lei viene trattenuta a letto, lui viene strattonato fuori dal letto. Chiedono la chiave della cassaforte, ma prima che i coniugi si rendano conto della situazione passa qualche minuto. I tre si spazientiscono e colpiscono al volto e al busto il padrone di casa che cade a terra. La moglie, capita la richiesta, consegna subito loro la chiave della cassaforte. I tre la ripuliscono, prendendo soldi e gioielli, e scappano a bordo della Fiat Panda e dell’altra auto rubata al vicino di casa. La direzione è obbligata, visto che la strada termina in aperta campagna. La Panda verrà poi ritrovata poche centinaia di metri più avanti. Il padrone di casa, nonostante le percosse ricevute, corre loro dietro per seguirli almeno con lo sguardo, la moglie chiama i carabinieri. Sul posto arrivano gli uomini del Reparto operativo del Comando provinciale e quelli del Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia di Chieti comandati dal tenente Maria Di Lena. L’allarme viene dato verso le 5 del mattino, più tardi viene chiamato anche il 118. «Ci siamo spaventati tanto, perché le condizioni di papà erano davvero impressionanti», dice Francesco Jubatti, figlio della coppia. «Abbiamo pensato prima all’aspetto sanitario e ora che abbiamo capito che non ci sono problemi seri per la sua salute, possiamo iniziare anche a riflettere su cosa sia davvero successo». Il signor Jubatti ha firmato per essere dimesso dall’ospedale. Ha riportato una costola incrinata, oltre a vistosi segni dell’aggressione. Anche la moglie ha riportato una leggera distorsione al polso.
Ai carabinieri hanno riferito che i tre rapinatori avevano agito a volto scoperto, ma indossavano guanti. Che erano fisicamente imponenti e corpulenti e che erano stranieri, probabilmente di origine romena. Uno di loro parlava in italiano talmente male da risultare quasi incomprensibile.
Si è poi saputo che la banda non aveva soltanto rubato l’auto del vicino ma era entrata anche nell’appartamento dei vicini e probabilmente aveva pure narcotizzato padre, madre e figlio. Che infatti non si sono svegliati durante l’incursione e hanno invece fatto fatica ad aprire gli occhi, nonostante le urla della signora Jubatti quando ormai i rapinatori si erano dati alla fuga. Il tutto per rubare solo pochi spiccioli dal portafoglio. Oltre alla macchina che era parcheggiata davanti casa.

