«Piccola gioia sperando nella giustizia»
«Un primo passo, una piccola gioia sperando che queste nuove indagini facciano veramente luce sul caso. Mio figlio non si è suicidato». Paolo Gelsomino, il papà di Giuseppe, il marinaio morto sulla...
«Un primo passo, una piccola gioia sperando che queste nuove indagini facciano veramente luce sul caso. Mio figlio non si è suicidato». Paolo Gelsomino, il papà di Giuseppe, il marinaio morto sulla nave Staffetta a Brindisi il 6 agosto 2021, in mezzo a tanti mesi di dolore profondo trova una speranza nella sua ricerca di giustizia per Giuseppe, «strappato alla vita a soli 21 anni». La speranza viene dall’esito dell’udienza a Brindisi in cui il giudice ha accolto l’opposizione all’archiviazione del caso chiesta dal legale della famiglia, l’avvocato Daniela Giancristofaro, e ha ordinato nuove indagini: «Speriamo che si arrivi alla verità», dice Paolo. «Noi vogliamo solo che si faccia chiarezza perché Giuseppe Antonio non si è suicidato. Fino a pochi giorni prima ha festeggiato con gioia il suo compleanno, qui a Lanciano e sulla nave. Nel pomeriggio del 6 agosto ha parlato con la ragazza due volte, anche dell’idea di andare a convivere. Era sereno, pieno di sogni, come ogni ragazzo di 21 anni. Alle 2.19 di notte ha letto il messaggio della ragazza e lasciato in carica il cellulare. Non è possibile che 10 minuti dopo si sia suicidato».
Una morte avvolta nel mistero che ha gettato nel dolore la famiglia che ora spera che le nuove indagini possano far luce su cosa sia accaduto quella notte. «Voglio giustizia per mio figlio», ripete Paolo, «e farò di tutto perché si scopra la verità». (t.d.r.)
Una morte avvolta nel mistero che ha gettato nel dolore la famiglia che ora spera che le nuove indagini possano far luce su cosa sia accaduto quella notte. «Voglio giustizia per mio figlio», ripete Paolo, «e farò di tutto perché si scopra la verità». (t.d.r.)

