Pierburg in affanno Cassa integrazione per 140 dipendenti

20 Luglio 2019

Lanciano. Allarme di Fiom, Fim e Uilm e operai in sciopero «Vogliamo impegni concreti per questo stabilimento»

LANCIANO. C'è apprensione alla Pierburg, fabbrica del lancianese che realizza componenti per l’industria automobilistica. A causa di una contrazione di mercato, lo stabilimento, che occupa circa 140 dipendenti, è attualmente in regime di cassa integrazione per qualche giorno a settimana. A lanciare l’allarme sono le rsu e le segreterie di Fiom, Fim e Uilm. «Da aprile ci confrontiamo con l’azienda», si legge in una nota a firma dei rappresentanti sindacali, «nelle assemblee informative svolte nelle ultime settimane è stata riportata la situazione attuale in cui si vive un momento di incertezza, seguito dalla mancanza di reazione e di risposte da parte dell’azienda, rispetto alle richieste di trasferimenti di produzioni verso lo stabilimento della provincia di Chieti. Per queste movimentazioni di prodotti e tecnologia ci sono anche impegni ben precisi, ma disattesi, che alcuni anni fa sono stati presi a Roma al tavolo del ministero dello Sviluppo economico. Oggi ci troviamo di fronte a un problema serio: mancano certezze e progetti per il futuro dello stabilimento. Le maestranze», proseguono le rsu di Fim, Fiom e Uilm, «con grande preoccupazione hanno preso atto per l’ennesima volta che le promesse sono tante, in maniera direttamente proporzionale alla latitanza aziendale».
I sindacati chiedono quindi con urgenza la presentazione di un progetto industriale per il futuro e, come chiesto a gran voce dai dipendenti, che nello stabilimento di Lanciano venga portato il lavoro. Entro la fine di luglio, secondo le richieste di lavoratori e parti sociali, dovranno essere presentati «impegni concreti e le relative scadenze».
Un primo incontro è stato organizzato per martedì. «Sarà il momento della verità», scrivono ancora le rsu, «nel frattempo i lavoratori stanno effettuando alcune ore di sciopero oltre che per il sostegno alle proprie istanze, anche a causa di atteggiamenti scorretti da parte aziendale. I lavoratori sono sottoposti a pressioni durante colloqui individuali nel corso dei quali viene chiesto loro di rinunciare all'utilizzo di diritti indisponibili garantiti dalle norme e dalle leggi».
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