Piomba su Megalò 2 lo stop del Wwf

7 Ottobre 2016

Presentate le osservazioni al nuovo centro commerciale A pochi giorni dalla scadenza la Di Francesco mette i paletti

CHIETI. Il Wwf scende in campo per ribadire la sua contrarietà a Megalò 2. Mancano pochi giorni alla scadenza del termine per proporre osservazioni al progetto della Sirecc che prevede da una parte opere di messa in sicurezza ai fini idraulici dell’area Prusst 7-93 (vale a dire la zona di S. Filomena a ridosso del fiume Pescara) e, dall’altra, il completamento dell’intervento commerciale, con la realizzazione di nuovi edifici. La sezione teatino-pescarese del Wwf, presieduta da Nicoletta Di Francesco, si è fatta subito avanti con delle corpose osservazioni al progetto. La Sirecc ha comunicato l’avvio della procedura di valutazione di impatto ambientale trasmessa alla Regione e dal 12 agosto scorso sono scattati i 60 giorni entro cui presentare istanze, osservazioni o pareri sull’opera. Il nuovo complesso commerciale dovrebbe sorgere dirimpetto al Megalò, su un terreno che per i due terzi ricade nel territorio del comune di Cepagatti (che deve rilasciare gran parte delle concessioni edilizie) e, per l’altro terzo, in quello del comune di Chieti, sempre, però, accanto al fiume Pescara, in una zona nota per fenomeni di tipo alluvionali. Le sei pagine di osservazioni depositate dal Wwf, con l’assistenza dell’avvocato Francesco Paolo Febbo, ripropongono la decisa opposizione dell’associazione ambientalista contro questo tipo di intervento, con argomentazioni già ampiamente esposte all’epoca della realizzazione del primo Megalò. «Questo nuovo centro commerciale che si vuole realizzare», dice la presidente Di Francesco, «è a completamento di un intervento che non abbiamo mai condiviso. Ricordiamo che Megalò è un’opera realizzata senza una valutazione di impatto ambientale, grazie a una legge che è rimasta in vigore solo per pochi mesi, essendo in opposizione a norme nazionali ed europee». Inoltre, secondo il Wwf, il fatto che il Genio civile abbia dato l’autorizzazione al completamento dell’argine fluviale che, improvvisamente nel 2013 è saltato fuori essere troppo corto rispetto a quanto previsto, non può essere accostato al completamento dell’operazione commerciale. L’intestazione del progetto, infatti, parla di “Opere di messa in sicurezza ai fini idraulici dell’area Prusst 7-93 e modifica planimetrica dell’intervento edilizio a completamento con la realizzazione di edifici commerciali - No food”. Un accostamento che alla Di Francesco appare a dir poco «assurdo». Un’altra osservazione riguarda, invece, la scelta di «continuare a occupare un suolo già compromesso, quando ci sono spazi dismessi, come i tanti capannoni disoccupati in Val Pescara, che si potrebbero utilizzare ai fini della grande distribuzione, nei cui confronti ribadiamo comunque la nostra contrarietà». Infine, al Wwf disturba non poco il fatto che si tratti di un piano Prusst, ovvero di un programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio. «Qui non c’è alcuno sviluppo sostenibile del territorio», chiude la Di Francesco, semmai una squalificazione urbana». (a.i)