Poca acqua, bar e ristoranti in crisi «La situazione ora è insostenibile»

Le chiusure imposte dall’Aca limitano i servizi per i clienti. Difficoltà anche per il personale dei locali A rischio la ripresa economica dopo il lockdown. Gli esercenti: ora vogliamo soluzioni serie e risposte
CHIETI. Continua a tenere banco l’emergenza idrica nel territorio della provincia di Chieti e non solo. Le ultime chiusure imposte dall’Aca hanno allargato il bacino di utenti interessati dal razionamento dell’acqua, ma per i residenti e le attività commerciali dello Scalo la situazione è critica ormai da parecchio tempo. In più, secondo le ultime indicazioni della società responsabile della gestione del flusso idrico, le riduzioni verranno prorogate almeno fino a lunedì prossimo, e non è certo che il razionamento di queste settimane riuscirà a riequilibrare la carenza idrica delle sorgenti sul breve periodo. «La limitata disponibilità di acqua è un problema enorme per le attività di ristorazione», afferma Marzia Calcagno, titolare del Gran Caffè Cigno, «siamo limitati nei servizi da offrire al cliente». È dello stesso avviso anche Lidio Angelini, proprietario dell’Antico Caffè Roma: «Avere una disponibilità idrica regolare già nelle prime ore della giornata è fondamentale per noi che prepariamo dolci, pizze e panini direttamente in laboratorio. Per non parlare poi dei problemi che l’emergenza idrica ci crea con i clienti: siamo costretti a chiudere appena la fornitura d’acqua viene meno (intorno alle 22)». La scarsità idrica, inoltre, costringe all’utilizzo ridotto dei servizi igienici anche il personale dei locali: «Per noi dello Scalo, l’emergenza idrica è un problema storico», commenta Massimo Barbetta, titolare della gelateria il Simposio, «non è una questione nuova, ma in questo periodo, in cui le attività hanno da poco riaperto a pieno regime, rischia di diventare un freno».
Alcune attività convivono con il razionamento idrico ormai da tanto tempo e attraverso l’utilizzo dell’autoclave sono riuscite a limitare i danni, ma la questione sembra risolta solo parzialmente: «Conosco bene la situazione e la portata dell’emergenza», afferma Anna Lisa Silvestri, del ristorante Galleria, «il mio locale ha patito poco l’emergenza idrica di questi giorni, ma inevitabilmente solidarizzo con gli altri esercenti e so bene cosa vuol dire avere poca acqua durante l’orario di apertura o chiusura delle attività». «L’autoclave è una soluzione solo parziale e non sempre sostenibile, a livello economico, per tutte le attività», afferma Federico Maurizio, del panificio Dolce Forno, «sappiamo che l’Aca non ha tutta la responsabilità di questa situazione, ma da cittadini vogliamo risposte e soluzioni». Inevitabilmente, la scarsità idrica colpisce maggiormente le attività che fanno ristorazione oltre l’ora di cena: «Siamo stanchi di questa situazione», sottolinea Goffredo Di Giovanni, titolare insieme alla sorella Elisa della pasticceria Nonna Elisa. «Il problema non nasce oggi», afferma Katiuscia Giannini del Mama’s Cafè, «ma noi cittadini sosteniamo costi ingenti per avere un servizio che, in questo momento, ci viene negato. La situazione si è fatta davvero insostenibile».
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