Poca acqua, il governo affronta il caso Sasi

Iniziativa di Bellachioma (Lega): tavolo di confronto tra enti e sblocco dei finanziamenti per gli interventi
LANCIANO. Un tavolo interistituzionale e lo sblocco di economie di alcuni piani di intervento: sono le azioni che il governo ha deciso di intraprendere per porre fine alla crisi idrica che sta mettendo in ginocchio da mesi i comuni gestiti dalla Sasi nel Chietino. La questione delle reti colabrodo, della sete che investe il Vastese e molti comuni sangrini, e soprattutto la necessità di trovare i 30 milioni di euro per tamponare le emergenze è arrivata infatti sul tavolo del ministro per l'Ambiente e il territorio, Sergio Costa, grazie a un’interrogazione del parlamentare abruzzese Giuseppe Ercole Bellachioma (Lega). «Finalmente qualcosa si muove per fronteggiare la grave emergenza idrica che sta mettendo in ginocchio la provincia di Chieti», dice Bellachioma, «dopo la nostra insistenza, il governo si è reso disponibile a convocare un tavolo interistituzionale con Arera (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) e tutti i soggetti interessati. Ciò per avviare subito interventi di natura infrastrutturale e gestionale necessari per risolvere la situazione, mentre sono state sbloccate le economie di diversi piani di interventi. Esprimo grande soddisfazione per questo risultato. La parola passa ora alla Regione Abruzzo che dovrà far pervenire al ministero dell’Ambiente la richiesta ufficiale di convocazione del tavolo, e alla Sasi, che dovrà inviare gli attesi studi di fattibilità degli interventi da realizzare per porre fine all'emergenza idrica».
«Ci impegneremo per inviare tutto tempestivamente», assicura il presidente Sasi, Gianfranco Basterebbe, che con i consiglieri Corrado Varrati e Maira Roberti sta portando avanti anche in Regione incontri per trovare i fondi, almeno i 30 milioni di euro necessari per costruire la nuova linea Casoli-Scerni e il potabilizzatore da mettere o alla diga di Chiauci o ad Altino che permetterebbe di tamponare la crisi. «Dobbiamo fare fronte comune per mettere la parola fine ai problemi che affliggono il territorio», chiude Basterebbe, «le reti sono vecchie e inadeguate, non più in grado di sopportare il fabbisogno idrico di un’area che nei mesi estivi raddoppia la popolazione e la richiesta». (t.d.r.)
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