Poca acqua, la Sasi acquista un’autobotte

20 Gennaio 2022

La società corre ai ripari per le sorgenti a secco e chiede che i nuovi edifici abbiano vasche di raccolta

LANCIANO. Lavori sulle reti, acquisto di un’autobotte, la richiesta fatta già nei mesi scorsi ai sindaci-soci di aumentare i controlli sugli usi impropri dell’acqua da parte dei cittadini, come ad esempio innaffiare orti e riempire piscine, e l’inserimento nei Prg dell’obbligo di realizzare vasche di raccolta delle acque bianche per le nuove costruzioni. Sono le azioni che la Sasi, società che gestisce il servizio idrico integrato in 87 comuni chietini, ha intrapreso per combattere la crisi idrica dovuta essenzialmente alla scarsità di acqua nella sorgente maggiore, quella del Verde a Fara San Martino, che serve l’80% dei comuni gestiti.
Dopo due mesi di piogge e neve e di relativa “tranquillità” la sorgente eroga di nuovo meno acqua di quella necessaria. Come accade ormai da quasi un anno con queste difficoltà la Sasi è costretta a fare chiusure, razionamenti, tra le comprensibili proteste dei cittadini esasperati. «Ci sono 100 litri di acqua al secondo in meno rispetto alla quantità necessaria per assicurarla per 24 ore in tutti i Comuni», spiega Pio D’Ippolito, responsabile dell’area tecnica Sasi, «e per evirare disagi maggiori siamo costretti a fare alcune chiusure. Non siamo a livelli critici come in estate, ma senza pioggia e neve i prossimi mesi potrebbero essere drammatici».
Certo, far nevicare non spetta alla Sasi, ma cosa fa la società per arginare il problema? «In primis lavori sulle reti», risponde D’Ippolito, «sono in corso quelli che seguono la ricerca perdite avviati a Lanciano e Ortona che ci permettono di recuperare più acqua possibile e quelli legati alle rotture, come quella verificatasi ieri a Scerni che ci ha fatto togliere l’acqua in 16 Comuni. Poi ci sono i grandi progetti di rifacimento delle reti, grazie ai 41, 5 milioni del Pnrr, ma questi dovrebbero finire nel giugno 2026. Abbiamo acquistato un’autobotte - circa 107mila euro- che arriverà a maggio per rifornire i Comuni e le famiglie in difficoltà come accaduto l’estate scorsa. Con un mezzo nostro siamo più veloci. Ma soprattutto ci deve essere un cambio di mentalità: l’acqua è un bene prezioso e limitato, gli usi impropri non ci dovrebbero essere e invece ci sono e spesso sono impuniti. Poi “recupero” deve diventare la parola d’ordine per gli utenti: vasche di recupero delle acque bianche, di scolo, piovane dovrebbero essere sempre più diffuse e magari incentivate dai Comuni per le nuove costruzioni».
I lavori legati alle reti, che vecchissime fanno perdere oltre la metà della poca acqua che c’è, e il cambio culturale del risparmio idrico sono i due passi concreti da fare in attesa dell’arrivo di pioggia e neve che possano riempire falde sempre più a secco dopo due inverni quasi senza precipitazioni. (t.d.r.)
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