«Pochi medici al Pronto soccorso»

1 Ottobre 2021

Guardiagrele, Dal Pozzo: «A breve un pensionamento, il reparto rischia lo stop»

GUARDIAGRELE. Il gruppo consiliare Guardiagrele il Bene in Comune denuncia i possibili disagi che potrebbero crearsi al pronto soccorso dell’ospedale, a partire dalla metà di ottobre quando andrà in pensione un medico e ne resteranno in servizio solo due. «Ci meraviglia che, mentre né dal ministero né dalla Regione non abbiamo nessuna notizia del progetto di rete ospedaliera, a Guardiagrele si fatica a mettere insieme i turni dei medici di quel che resta del Pronto soccorso, cioè del punto di primo intervento», dice il consigliere Simone Dal Pozzo, «mentre si tagliano i nastri di un punto vaccinale, aperto quando per il Covid ormai è tutto fatto e nella programmazione delle sedute vaccinali Guardiagrele praticamente non esiste, nessuno sembra interessarsi della sorte dell’unico punto di emergenza-urgenza della nostra area». L’opposizione evidenzia poi che gli unici medici disponibili sono costretti «a turni massacranti»: «A questo», continua Dal Pozzo, «si aggiunge inoltre la prassi di turni aggiuntivi garantiti da personale esterno, onerosissimi per le casse della Asl che si trova già in una gravissima situazione di deficit». Cosa accadrà allora a metà ottobre? «Siamo alla fine di settembre», sottolinea Dal Pozzo, «e le risposte non arrivano. Ancora una volta, la sanità diventa luogo di esibizione del nulla, teatro di situazioni gravissime e, soprattutto, di giochi di prestigio, degni dei migliori illusionisti. Guardiagrele e il suo territorio, soprattutto alla vigilia della stagione fredda e del possibile riacutizzarsi delle ordinarie patologie, in particolar modo della popolazione anziana, hanno bisogno di risposte certe e di garanzie perché di annunci, in questo ultimo anno, ne abbiamo ormai ascoltati abbastanza».
Il gruppo di centrosinistra ricorda che dal luglio del 2019 si parla di nuovi posti letto e di fare di Guardiagrele una costola di Chieti. «Ma come si può pensare a una cosa del genere», dice Dal Pozzo, «se manca il personale nei servizi essenziali? Come mai poi, nonostante le copiose risorse erogate per l’emergenza, nulla è arrivato qui da noi ? Come può, infine, una azienda in forte disavanzo, costretta a fare piani di rientro e di riequilibrio, pensare di restituire quello che non c’è, se non riesce a potenziare nemmeno quel poco che abbiamo?».