Pochi medici al pronto soccorso, ora è caos

6 Giugno 2022

Il sindaco Menna diffida la Regione: «Deve mandare nuovo personale, a rischio la salute dei vastesi»

VASTO. Centoventi accessi al giorno, settantamila utenti da soccorrere: sono i numeri del pronto soccorso dell’ospedale San Pio, preso d’assalto anche nella notte fra sabato e domenica. I medici diretti da Augusto Sardellone sono allo stremo: in organico ne mancano almeno cinque per coprire le esigenze dell’utenza del Vastese. E presto, con l’arrivo delle ferie, al pronto soccorso resteranno solo due medici a doversi prendere cura di 100mila utenti. «Diffido la Regione», dice il sindaco Francesco Menna, nel ruolo di autorità sanitaria locale, «a voler reperire al più presto nuovo personale medico. È a rischio la salute degli utenti, dei turisti e degli stessi medici costretti a turni disumani». Dopo il caso di Ortopedia, obbligata a chiudere l’ambulatorio per mancanza di medici, rischia il collasso pure il pronto soccorso.
Tantissimi i disagi anche per i malati oncologici. Duecento chilometri al giorno per fare la radioterapia: è il calvario sopportato dai pazienti di Vasto, costretti ad andare a Campobasso. C’è anche chi va a Teramo. Ma né a Vasto, né a Lanciano è possibile fare la radioterapia. E poi c’è il caso della Pet Tac di Chieti collocata su un Tir, con gravi disagi per i pazienti. Proteste e manifestazioni non sono riuscite ad ottenere l’acquisto di una Pet Tac da collocare all’interno dell’ospedale di Chieti, che è punto di riferimento per l’intera provincia.
«Il malato oncologico avrebbe bisogno di più rispetto e attenzione, ma per la Regione il Vastese non esiste», ha protestato stremata ieri una paziente, D.A., 68 anni. La donna per fare 25 sedute di radioterapia deve andare tutti i giorni a Campobasso. «Ho trovato tanti pazienti di Vasto e Lanciano e persino un anziano di Roccaspinalveti», racconta la paziente. «A Campobasso sono tutti gentilissimi e molto professionali, ma la trasferta è pesante e costosa. Io ho la fortuna di avere mio marito che mi accompagna, ma non è così per tutti». (p.c.)
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