Pomilio sotto metri di neve Nessuno può raggiungerlo

Rapino, l’appello disperato del gestore D’Ermilio bloccato ormai da 20 giorni «Rigopiano non ha insegnato nulla. Venite a sgomberare la strada inaccessibile»
RAPINO. La luce va e viene, diversi chili di generi alimentari sono ormai da buttare e fuori continua a nevicare a 1.888 metri di altitudine. Ma Roberto D’Emilio, gestore del Rifugio Pomilio isolato ormai da una ventina di giorni a causa della neve, continua la sua battaglia per vedere riaperta la strada che porta alla struttura turistica in località Majelletta. «Non ci sono immediate emergenze sanitarie o problemi di salute e sicuramente in questo momento ci sono priorità più importanti della mia», dice D’Ermilio, raggiunto con difficoltà al telefono dal Centro, riferendosi alla tragedia dell’Hotel Rigopiano travolto da una valanga, «certo, però, questa storia non ha insegnato nulla. Il rifugio è immerso nella neve alta 3-3,5 metri e che in alcuni punti, per gli accumuli, tocca anche i 7 metri. Ma è un anno e mezzo che la questione va avanti, con la Provincia e il Parco della Maiella che si rimpallano le responsabilità».
Serve una turbina potente che riporti alla luce i tre chilometri di strada sommersi dalla coltre bianca. «Sono bloccato a quasi 2mila metri in quella che è la mia abitazione e il mio posto di lavoro», spiega D’Ermilio, «sono rimasto da solo dopo aver rimandato mia moglie e mio figlio a Pescara due giorni prima della bufera. Ma sono costantemente monitorato dalla Protezione civile, i carabinieri sono saliti col gatto delle nevi a vedere come stavo, la Prefettura di Chieti mi chiama per avere notizie come il presidente del Cai e il sindaco di Rapino, Rocco Micucci. Gli unici enti che non si stanno interessando del Rifugio Pomilio sono Provincia, Parco e Regione, che ho diffidato fino a due giorni prima della tragedia di Rigopiano». D’Ermilio non ha alcuna intenzione di abbandonare il rifugio. «Pago le tasse per un’attività pubblica, a 50 metri ho la strada che arriva direttamente alla struttura e chiedo che sia pulita», ribadisce il gestore, «la soluzione delle nostre istituzioni è di vietare la montagna. Abbiamo una ricchezza del genere e viene abbandonata. I turisti che salgono al rifugio, soprattutto stranieri, stentano a credere a tanta bellezza in abbandono. Qui si scia guardando il mare». Ma il ripristino della viabilità è anche una questione di sicurezza. «Il rifugio è anche una struttura di primo soccorso, un punto di riferimento per le emergenze», sottolinea D’Ermilio, «e ci sono i ripetitori di tv e radio». Da Capodanno, ormai, non si lavora, un danno di circa 25mila euro tra disdette (una sessantina di persone) e viveri andati a male. «Eppure in tanti continuano a chiamarci perché vogliono venire al rifugio», dice il caparbio gestore, «a tutti rispondiamo che la situazione, che monitoriamo dalla stazione meteo dell’Aeronautica, è pericolosa. Adesso abbiamo lanciato una raccolta fondi tra i nostri sostenitori per acquistare un battipista cabinato: così avremo la strada sempre pulita e la sicurezza che altri non ci garantiscono».
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