Ponte crollato, si punta ai risarcimenti

15 Febbraio 2022

Il sindaco Graziani chiede lo stato di emergenza per quanti lavorano nella zona e che adesso vedono crollare i redditi

PAGLIETA. Due considerazioni dopo il crollo del ponte di Guastacconcio. La prima: in tempi rapidi deve essere ricostruito. La seconda: l’implosione della struttura poteva e doveva essere evitata. Il ponte sul fiume Sangro è crollato poco dopo le 9 di domenica scorsa; già era chiuso al traffico veicolare, dal 16 dicembre 2021, in seguito a una ordinanza della Provincia su segnalazione del sindaco di Paglieta, Ernesto Graziani. Il primo cittadino chiede adesso lo stato di emergenza «perché», dice, «è indispensabile fornire ristori economici alle categorie che oggi boccheggiano, proprio perché si trovano in gravissima difficoltà, a causa della chiusura del ponte; in ginocchio sono tutti gli esercizi commerciali: bar, macellerie, ristoranti, gommisti e altri lavoratori. Attività che vivevano del transito veicolare che avveniva attraverso il ponte e, venendo meno questo passaggio di mezzi di vitale importanza per il commercio, i loro affari e guadagni sono letteralmente crollati». Tra coloro che avevano lanciato il grido d’allarme sullo stato di salute del ponte, anche Legambiente che lo aveva inserito tra le infrastrutture che andavano costantemente monitorate.
La denominazione "Guastacconcio" deriva dalle diverse traversie subite sia nella fase di progettazione sia durante la fase dei lavori tra il 1923 e 1926. Semidistrutto dai tedeschi nell’autunno del 1943 fu riadattato con la costruzione del pianale di scorrimento nel 1946. Le condizioni precarie del ponte non sono cosa recente tanto che nel 2018 il traffico era interdetto a mezzi superiori alle 10 tonnellate e poi reso a doppio senso di marcia. Già ad agosto del 2018 l’allora sindaco Nicola Scaricaciottoli disse: «Preoccupano lo scalzamento delle fondazioni dei pilastri del ponte, l’avvallamento che c’è sull’asse viario (visibile soprattutto quando piove) e alcune lesioni sotto un’arcata del ponte. Le paratie in ferro sono arrugginite e pericolanti».
Nel 2015 e 2017 sempre Scaricaciottoli fu promotore di una raccolta firme affinché il ponte fosse messo in sicurezza e da quando si è insediato Graziani, a giugno 2019, su sua iniziativa, il ponte è stato chiuso per ben tre volte. Un nome, Guastacconcio, e una storia, forieri quasi di un esito scontato, ma bisognava intervenire prima. A dicembre scorso, quando la Provincia ne ordinò la chiusura, riscontrò un abbassamento rilevante del piano stradale. Nello specifico, il pilone che va a cadere al centro del fiume con le piogge ha ceduto: il letto del fiume è sceso 3 metri sotto le fondamenta, a causa delle frequenti estrazioni di materiali lapidei e per questo è stato affidato l’incarico per il consolidamento del pilone centrale. Sono stati stanziati 2.200.000 euro per la sua completa ricostruzione ma il ponte, stanco di aspettare, è venuto giù prima.
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