Ponte, resta il dislivello

Via Custoza. I Di Nisio: «Autorizzateci, lo ripariamo noi»
CHIETI. Il problema è datato, ma non è stato mai risolto, come dice Nicola Di Nisio che ogni giorno, per raggiungere l’azienda della sua famiglia, la Caffè Mokambo, deve passare sul cavalcavia di via Custoza, che si trova a pochi metri.
«È dagli anni 90 che il cavalcavia crea problemi: prima venne addirittura chiuso, perché instabile. Poi ci sono stati i lavori di ripristino. Successivamente si sono verificati smottamenti e cedimenti che hanno creato un dislivello di quasi mezzo metro all’ingresso del ponte: un vero e proprio muro che rappresenta per le auto un concreto pericolo di ricevere danni nel superare quel dislivello, oltre a perdere il controllo della propria vettura anche se si procede a velocità moderata, visto ciò che ci si trova ad affrontare. Poi, visto che la strada è percorsa anche da camion di grossa stazza che devono raggiungere le aziende che operano in zona, spesso si formano degli ingorghi causati dal fatto che questi pesanti mezzi hanno difficoltà a superare quel dislivello, sia in salita che in discesa. Ci sono stati più interventi da 15 anni ad oggi, mai però risolutori», prosegue l’imprenditore Nicola Di Nisio, «e oggi accusiamo una situazione non più sostenibile».
Basta recarsi sul posto per capire che lamentele non sono infondate: il pericolo è reale e certo non può bastare ad eliminare ogni problema il fatto che ci siano cartelli che impongono di attraversare il cavalcavia a riducendo la marcia a 10 chilometri all’ora. Davvero un “pannicello caldo” senza alcun reale effetto.
«Eppure basterebbe intervenire con un po’ di sabbia e bitume per eliminare quel grosso dislivello», aggiunge Camillo Di Nisio, uno dei fratelli titolari della Mokambo, «e dico pubblicamente a chi ha la responsabilità della gestione del ponticello di via Custoza che sono pronto a farmi carico delle spese di acquisto del materiale necessario a sistemare quel tratto del cavalcavia che rischia sempre di più di diventare una pericolosissima trappola per chi deve transitarci sopra».
In un modo o nell’altro la questione va risolta definitivamente: siamo in piena zona industriale ed è scandaloso che le aziende debbano subire una così pesante limitazione di movimento.
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