Ponte sul Treste spaccato «Il rischio di crolli è alto»

Il presidente del comitato Pro Trignina, Antonio Turdò, lancia l’allarme «Cosa si aspetta a intervenire? Subito i lavori prima della prossima disgrazia»
Quattro mesi fa il primo appello al presidente della Provincia, Pupillo. «Meno rotonde, più ponti. Il ponte sul Treste sta crollando». L’Sos purtroppo è caduto nel vuoto. Ora insieme alla richiesta d’aiuto potrebbe cadere nel vuoto anche il ponte. «La situazione del ponte Treste a Carunchio è sempre più grave», denuncia Antonio Turdò, presidente del Comitato pro Trignina, al termine di un nuovo sopralluogo. Le verifiche fatte nei giorni scorsi, dopo un esposto presentato da un gruppo di pendolari che quotidianamente attraversa il ponte sulla ex statale 86, ha confermato che il rischio di crollo è alto. «Il monitoraggio compiuto ha evidenziato grossi problemi, visibili a occhio nudo», spiega Turdò. Sul ponte c’è una crepa che si allarga ogni giorno di più. Più esattamente, la crepa si trova sul muro di sostegno dell’infrastruttura. «Il ponte sul Treste è uno snodo importantissimo per i collegamenti con Gissi e tra i comuni di Carunchio, Liscia, Roccaspinalveti, Fraine e buona parte dell’Alto Vastese», ricorda il presidente del Comitato Pro Trignina. Il 15 novembre 2016 Turdò denunciò per la prima volta la mancanza di sostegni al pilone centrale del ponte. Il trascorrere del tempo e l’acqua piovana hanno eroso il basamento del pilone stesso. «Come verificato anche dagli uffici tecnici e di sorveglianza stradale della Provincia, i piloni da mesi, se non anni, sono scoperti e l’acqua ha scavato sotto. È evidente che il rischio di crollo è reale, e potrebbe mettere a repentaglio la vita di migliaia di automobilisti che quotidianamente percorrono la strada per raggiungere i comuni vicini e la costa per motivi di studio, lavoro o assistenza sanitaria». La crepa al muro di sostegno è inquietante. A giudizio degli esperti denuncia la gravità della situazione e legittima la richiesta di un intervento rapido. «Cosa si aspetta a intervenire»?,chiede Turdò. «Perché deve sempre accadere una disgrazia prima di fare qualcosa. Perché le sorti di questo territorio e della sua popolazione non interessano a nessuno. Isolare un territorio significa far morire la sua economia. Noi riteniamo che gli automobilisti e i cittadini che attraversano quella strada debbano essere messi in sicurezza. È un diritto della popolazione del territorio. Un intervento di consolidamento è improcrastinabile. Se viene giù , chi lo ricostruisce? Senza parlare delle vite umane a rischio». Turdò sembra deciso, se dovesse rendersi necessario chiedere aiuto alla magistratura. «La salute e la vita dei pendolari vanno difese. Davanti al rischio di un crollo imminente non si può far finta di non vedere. La mancanza di fondi non può essere una giustificazione. Questa è una emergenza che lo Stato non può ignorare», insiste Turdò, confidando in un intervento che riesca quantomeno a tamponare la situazione.

