Porta la pistola in tribunale È falsa ma scatta la denuncia

Nei guai imprenditore 39enne di Montesilvano imputato ieri in un processo L’arma scoperta dalla guardia giurata che controlla l’ingresso col metal detector
CHIETI. Entra in tribunale con una pistola nascosta nella valigetta. È un’arma giocattolo ad aria compressa, di quelle che si utilizzano per il softair, gioco di guerra in cui non si sparano proiettili veri. L’arma, però, non aveva il tappo rosso che la identifica come giocattolo ed è somigliante in tutto e per tutto a una Beretta 92.
Il possessore è l’imprenditore di Montesilvano di 39 anni Nino Di Francesco, originario del Teramano, imputato per appropriazione indebita in un processo fissato per ieri davanti al giudice Isabella Maria Allieri.
Forse l’imprenditore, titolare di una concessionaria di auto, non si aspettava di trovare all’ingresso i nuovi controlli con il metal detector, installati sia in tribunale che in procura dalla scorsa metà di febbraio. Sta di fatto che mentre il suo avvocato tira dritto all’ingresso, a lui l’agente di vigilanza della Federalpol chiede di depositare la borsa nera sul banco del metal detector per poterla controllare con l’apposito scanner. «È la prassi», spiega il vigilante, «si applica con tutti eccetto che con gli avvocati». Lui obbedisce e la guardia giurata scopre l’immagine di una pistola attraverso lo scanner. Chiede spiegazioni e lui dice che si tratta di una pistola giocattolo e dice che può poggiarla subito nella sua auto, una Jeep parcheggiata in piazza San Giustino. Ma a questo punto l’agente di sicurezza ha già avvisato i carabinieri. E per Di Francesco scatta la denuncia per porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere (in violazione dell’articolo 4 della legge 152/1975) e il sequestro della finta Beretta. La pistola giocattolo è intestata alla moglie. Sembra che l’imprenditore abbia detto ai carabinieri di aver sbagliato a prendere la borsa da portare in tribunale. Una spiegazione che non deve aver convinto completamente gli uomini dell’Arma, che pure hanno verificato che la pistola non può essere classificata come arma, perché la potenza è inferiore a 7,5 joule. Per questa ragione la detenzione non comporta di dover fare una denuncia e il porto non è soggetto ad autorizzazione. Ciò nonostante i carabinieri hanno optato per la denuncia e il sequestro. Per l’imprenditore di Montesilvano non è andata bene neanche per quanto riguarda il processo per il quale era arrivato in tribunale. Nonostante la pubblica accusa, sostenuta in aula dal pm Giuseppe Falasca, abbia ritenuto che non c’era stata alcuna appropriazione indebita riguardo al furgone di una società che lui si era intestato (ma con relativa fattura e pagamento), il giudice lo ha condannato lo stesso a 4 mesi più 400 euro di multa.
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