Porta San Biagio recuperata «È un simbolo di ripartenza»

Lanciano. Taglio del nastro al termine del restauro del monumento del XII secolo La soprintendente Mencarelli: «Così la città ritrova un pezzo della sua storia»
LANCIANO. «Questa porta recuperata, che introduceva al cuore della città, è un forte simbolo per noi in un momento in cui torniamo a sperare, torniamo a vivere le città. Qui, viviamo una città che ha un pezzo in più, che ha recuperato parte della sua storia, che deve essere preservata non solo dalle istituzioni ma soprattutto dai cittadini». È Rosaria Mencarelli, dirigente della Soprintendenza per le province di Chieti e Pescara, a invitare i lancianesi ad avere cura del patrimonio storico nella sera in cui si sono accese le luci su porta San Biagio, restaurata dopo un lavoro di 2 anni, partito nell’agosto 2019, grazie ai 300mila euro concessi dalla Regione. Luci calde a illuminare per la prima volta l’unica porta (XII secolo), rimasta in piedi delle 9 medievali che cingevano la città e che è tornata alla vita. E al taglio del nastro lunedì sera oltre alla dirigente, ci sono la funzionaria di zona della Soprintendenza Emanuela Criber, la progettista e direttrice dei lavori Adele Di Campli, la dirigente dei lavori pubblici Luigina Mischiatti e i rappresentanti delle imprese che hanno eseguito i lavori: Cira di Roma, Geco di Lanciano e Ec.Re di Pescara, il sindaco Mario Pupillo e l'assessore ai lavori pubblici Giacinto Verna.
E ammirare la porta costituita da un semplice arco a sesto acuto in pietra arenaria, riporta indietro nel tempo a quanti l’hanno attraversata a partire dal Medioevo. Al vociare della gente, dei mercanti e dei pastori, dei contadini. Alle donne poi affacciate alle finestre delle case sorte vicino alla porta, ai bambini che giocavano. Sembra quasi di sentire il rumore dei carri che entravano nel quartiere più antico della città. «Questo restauro ha un valore particolare per la città», dice Pupillo, «un intervento che abbiamo voluto, viste le condizioni in cui era (erbacce, sporcizia, pietre mancanti, ndc), e possibile grazie a un lavoro sinergico tra amministrazione, Sovrintendenza, progettisti e ditte».
E sono le architette Mischiatti e Di Campli a sottolineare l’importanza del lavoro di gruppo. «C’è voluta tanta pazienza dei restauratori per trattare ogni singolo millimetro di ogni pietra, mattone e giunto di malta della porta per trovare il materiale originario», dice Di Campli che oltre al restauro della porta ha previsto anche il rifacimento delle fognature e reti di raccolta delle acque sulla parte finale di via Bastioni - «un lavoro atteso dai residenti da 70 anni» - la pulizia della piazzetta, la sistemazione dei percorsi pedonali che conducono verso il parcheggio e la strada di via per Frisa con acciottolato, pietra della Maiella e luci al led.
«Restituiamo alla città una parte del suo cuore», chiude Verna, «un'opera attesa da tempo immemore, simbolo del centro storico, un simbolo dei lancianesi e un biglietto da visita della città, per continuare a puntare sul turismo e sulla cultura. Qui oltre al restauro della porta siamo intervenuti sul dissesto idrogeologico consolidando le mura. Siamo intervenuti sui sottoservizi per andare incontro alle esigenze dei residenti, come cerchiamo di fare in tutti i quartieri e in ogni contrada». Applausi, taglio del nastro, luci che si accendono, musica del Cantastorie che riecheggia nella piazzetta e sguardi ammirati verso l’imponente porta che ora non dimostra i suoi 9 secoli.
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