Chieti

Posti di lavoro ai parenti e parquet gratis: 6 anni e 4 mesi a Di Giannantonio

14 Ottobre 2026

Ex primario condannato. Lo psichiatra riconosciuto colpevole di concussione, truffa e falso. La compagna Fraticelli salvata dalla prescrizione. Un anno e due mesi alla segretaria Malandra. Dovranno risarcire anche la Asl, i giudici: «Paghino subito 50mila euro»

CHIETI. Ha preteso da una cooperativa posti di lavoro per i parenti e il parquet gratis per la sua casa di Roma. Utilità che non gli spettavano, strappate «tra le urla», con «l’arroganza impositiva a lui consueta» e sfruttando il suo peso nella Asl Lanciano Vasto Chieti. Lo psichiatra Massimo Di Giannantonio, ex direttore del Dipartimento di salute mentale, è stato condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Chieti (presidente Guido Campli, giudici a latere Valentina Di Peppe e Marzia Savini). Sono state integralmente accolte le richieste del pubblico ministero Giancarlo Ciani, titolare fin dall’inizio dell’inchiesta partita nel 2021 e sfociata anche in una serie di sequestri. Il medico, 72 anni, un tempo notissimo volto televisivo, è stato riconosciuto colpevole di concussione, truffa, falso ideologico e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.

Per l’accusa, a garantire a Di Giannantonio le «indebite utilità», sotto costrizione, è stato Domenico Mattucci, presidente della cooperativa La Rondine, vincitrice dell’appalto milionario per «i servizi di assistenza psichiatrica, riabilitativa e di tutoraggio finalizzato al reinserimento lavorativo». Quattro gli episodi di concussione contestati all’ex primario e ricostruiti dalla guardia di finanza di Chieti: «Condotte di sopraffazione rivolte nell’arco di ben 5 anni», tra aprile 2015 e luglio 2020, ai danni del presidente della coop. Da membro della commissione aggiudicatrice dell’appalto e direttore esecutivo del contratto, Di Giannantonio lo avrebbe obbligato ad assumere la moglie Silvia Fraticelli e un’altra donna, Simona Malandra. Il pm ha dimostrato che nessuna delle due ha mai svolto mansioni legate ai servizi di riabilitazione: lavoravano invece come «segretarie personali» di Di Giannantonio, maturando «un ingiusto profitto» di 48.441,78 euro (Fraticelli) e 21.003,95 euro (Malandra).

Nel caso della moglie, si legge nelle carte dell’inchiesta, il posto fu preteso davanti a un testimone «con un’arroganza impositiva a lui consueta e poi addirittura fra le urla. L’imputato non era certamente mosso dall’interesse pubblico di assicurare al servizio una figura da lui ritenuta necessaria. Al contrario, tutti gli elementi convergono nel sostenere che l’unico interesse perseguito fosse quello di assicurare una retribuzione a sua moglie». Il presidente della cooperativa, ritenuto pienamente attendibile da procura e tribunale, ha «spiegato», riportano gli atti, «che la richiesta di Di Giannantonio corrispondeva a un’imposizione che non ammette replica, sull’implicito fondamento che lui potesse creargli una serie di ostacoli, in caso di mancata adesione». Del resto, ha confermato una testimone, Di Giannantonio aveva «poteri di verifica e controllo sull’esecuzione del contratto: autorizzava i pagamenti, in assenza della sua firma le ore non venivano liquidate, poteva mettere in difficoltà la cooperativa contestando i servizi erogati».

Per l’accusa, il principale imputato ha imposto e ottenuto anche una terza assunzione, quella della figlia di Fraticelli (estranea all’indagine). Non solo: il primario ha costretto il presidente della coop a pagare 8.762 euro per 180 metri di parquet nel suo appartamento romano. Per la difesa di Di Giannantonio, rappresentata dagli avvocati Marco Femminella e Giorgio Tamburrini, non c'è la prova dei reati contestati e il racconto di Mattucci, giudicato contraddittorio, non è credibile. Il ricorso in appello è scontato.

Nello stesso processo, Malandra (difesa dall’avvocato Cristiano Sicari) è stata condannata a un anno e due mesi di reclusione per falso e truffa, accuse per le quali i giudici hanno invece dichiarato il non doversi procedere per prescrizione nei confronti di Fraticelli. Il tribunale ha inoltre condannato Di Giannantonio e Malandra a risarcire in solido i danni, da quantificare in separata sede, alle parti civili (assistite dagli avvocati Stefano Azzariti e Marco Spagnuolo), fissando intanto provvisionali da 50.000 euro per la Asl e da 10.000 euro ciascuno per la Scudo srl (fornitrice del parquet) e per Mattucci.