Povertà e coraggio, viaggio nel primo ’900

20 Agosto 2019

BUCCHIANICO. Le storie di vita di Giovanni Di Labio, classe 1925, sono state raccolte dalla scrittrice Maria Regina Simonetti in “Sette ranicellee” il libro edito dalla casa editrice Stes che...

BUCCHIANICO. Le storie di vita di Giovanni Di Labio, classe 1925, sono state raccolte dalla scrittrice Maria Regina Simonetti in “Sette ranicellee” il libro edito dalla casa editrice Stes che ripercorre con freschezza letteraria e una memoria fotografica che, nonostante i quasi 80-90 anni passati, ridanno alla luce le vicissitudini e i fatti storici che hanno caratterizzato la vita del protagonista ma anche di tutti i nostri nonni dai primi decenni del 1900 a oggi fra povertà, coraggio, determinazione, fortuna e dolore.
Giovanni, 94 anni compiuti il 23 giugno è un nonno social che da qualche anno ha scelto Facebook per condividere e raccontare le sue storie, apprezzate e seguite dai suoi più di 600 amici internauti, ed è spesso invitato nelle scuole del circondario per raccontare i suoi vissuti alle nuove generazioni. «La mia storia è la storia di tutti i nostri nonni», afferma Giovanni che nella cittadina di più di 5 mila anime rappresenta una delle pochissime menti brillanti e loquaci capaci di portare indietro nel tempo e condividere scelte e fatti che hanno segnato un uomo del ‘900 tra sfortune e fortune. L’autrice Maria Regina Simonetti, originaria di Bucchianico e conosciuta dal pubblico grazie ad altri suoi romanzi, in “Sette ranicellee” (ndc, il titolo ricorda i 7 fichi di qualità scadente che il protagonista ebbe dalla madre come merenda il primo giorno di scuola) dà corpo ai giorni di Giovanni, nato da una famiglia poverissima di contadini di Bucchianico, che con lo scoppio della Seconda guerra mondiale decide di fuggire dalla miseria arruolandosi alla guerra, fu fatto prigioniero dagli americani in Sicilia e trasportato successivamente in campi di concentramento in Tunisia, Algeria e in Marocco. Alla fine della guerra, ritornato in Italia, trovò ancora più miseria e andò a lavorare prima in Belgio e poi in Venezuela. Negli anni ’90 cercò fortuna anche a Milano, nel campo nella ristorazione. Tragedie familiari, oggi, lo portano a godersi l’anzianità da solo. «Ringrazio tutti i miei concittadini che mi salutano e così portano sostegno alla mia solitudine, un ringraziamento speciale va a Emilia che mi è vicino praticamente e moralmente».
Debora Zappacosta