Presi con 200 piante di marijuana I due albanesi tornano in libertà

CHIETI. Tornano in libertà i due giovani albanesi finiti in cella dopo essere stati trovati in possesso di 200 piante di marijuana. Il giudice Andrea Di Berardino ha convalidato gli arresti eseguiti...
CHIETI. Tornano in libertà i due giovani albanesi finiti in cella dopo essere stati trovati in possesso di 200 piante di marijuana. Il giudice Andrea Di Berardino ha convalidato gli arresti eseguiti lunedì pomeriggio dai carabinieri della stazione di Casalincontrada, ma ha respinto la richiesta della procura di confermare il carcere: nei confronti di Din Sylaj, 27 anni, e Gjosho Dardhaj, 23 anni, è stato disposto il divieto di dimora nel territorio abruzzese. È stata accolta, dunque, la richiesta dell’avvocato Italo Colaneri, difensore degli imputati, di applicare una misura cautelare meno afflittiva.
Quattro giorni fa, i carabinieri hanno sorpreso il primo dei due giovani mentre stava raggiungendo, all’interno di un podere, una struttura collocata nel mezzo di un piccolo canneto tra un capannone e un sylos, e lì sistemare numerose piante di marijuana in una serra che ne conteneva altre 90, alte tra i 50 e i 60 centimetri e illuminate da un collaudato impianto di cento lampade alogene e areate da ventilatori e vaporizzatori. I militari hanno esteso la perquisizione a un’abitazione che si trova nello stesso complesso: hanno trovato Sylaj e, nella credenza della cucina, numerose infiorescenze essiccate di marijuana del peso di circa 125 grammi; inoltre, a poca distanza, c’era un altro locale in cui sarebbe stata allestita una ulteriore serra, circostanza desumibile dalla presenza di una cassetta in polistirolo contenente 100 piantine di marijuana, lampade alogene, ventilatori e trasformatori.
Durante l’interrogatorio di ieri, i due arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere: hanno solo dichiarato di essere cittadini albanesi con visto turistico, senza fissa dimora, giunti in Italia da pochi mesi, e di essersi ritrovati a fare i braccianti agricoli in Abruzzo alle dipendenze di persone sconosciute e collegate ad alcuni concittadini albanesi in regione.
Secondo il giudice, non ricorre l’ipotesi del fatto di lieve entità, «in considerazione delle organizzate modalità di coltivazione e custodia delle piante, le cui caratteristiche appaiono idonee alla produzione di un elevato numero di dosi psicotrope da immettere sul mercato». Al tempo stesso, per il giudice, «l’entità della pena irrogabile in concreto – alla luce del tipo di sostanza, della incensuratezza e dell’assenza di procedimenti giudiziari, della giovane età, della recente presenza sul territorio dello Stato – e il non significativo grado di pericolo di reiterazione della medesima condotta sono indici di non proporzionalità della custodia carceraria». Secondo il giudice, il rischio che i due possano tornare a commettere lo stesso reato può essere fronteggiato allontanandoli dall’Abruzzo, e dunque recidendo il loro legame «con il presumibile contesto criminoso locale». (g.let.)

