Presi i due rapinatori di Banca Marche

Decisive la videosorveglianza dell’istituto di credito e le prove antropometriche. I malviventi portarono via 181mila euro
CHIETI. Sono stati ripresi in volto dalle telecamere della videosorveglianza della banca, riconosciuti dalla direttrice e incastrati dalla consulenza antropometrica, inconfutabile al 98 per cento. Domenico Ferrara, 53 anni e Antonino Di Mauro, 50 anni, entrambi di Palermo secondo investigatori e inquirenti sono i responsabili del colpo del 30 gennaio del 2014, avvenuto alla filiale di Banca Marche di Chieti Scalo. L’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata ai due nel carcere di Palermo dove è rinchiuso il primo e in quello di Ascoli Piceno. Entrambi detenuti per altre rapine. Entrambi con precedenti penali.
Le indagini sono state laboriose ma proficue, possibili grazie alle telecamere dell’istituto di credito che hanno offerto immagini buone. Comparabili alle foto segnaletiche dei due malviventi.
IL COLPO A CHIETI. Alle 13,30 del gennaio di un anno fa alla Banca Marche si presentano due persone che dicono di essere finanzieri e di dover fare dei controlli su alcune operazioni. Alla premura dei funzionari i due, che avevano mostrato un falso tesserino delle Fiamme gialle, hanno esortato il personale a continuare il loro lavoro, avrebbero aspettato tranquillamente nell’ufficio del direttore, fino a quando dalla banca non fossero andati via i clienti.
LA RAPINA. Chiusi gli sportelli direttrice e cassiere tornano dai finti finanzieri che a quel si rivelano nella loro vera veste, quella di rapinatori. Uno dei due chiede e ottiene la stampa della situazione di cassa. Quindi obbliga la direttrice a mostrare la cassaforte e le intima di richiederne l’apertura, avvenuta in circa 25 minuti. In seguito entrambi chiedono che venga aperta anche la cassaforte di cassa e il bancomat. Nel frattempo l’uomo più piccolo mostra un cutter (un taglierino un po’ più grande del normale), dice che se non gli avessero dato motivo non l’avrebbe usato. Una volta aperte tutte le casse infilano le banconote da 20 euro in esse contenute dentro le loro borse. A lavoro finito, rinchiudono gli impiegati, circa 7, in una stanza e bloccano la porta con diverse sedie accatastate. Gli impiegati riescono a liberarsi alle 14,30 e a lanciare l’allarme alla polizia.
LE INDAGINI. Le immagini della videsorveglianza vengono consegnate agli investigatori della squadra mobile, coordinati dal vicequestore Francesco Costantini, il 5 febbraio seguente. E i rapinatori che calzavano parrucche vengono individuati. Tre mesi dopo circa, il 27 maggio, dalla squadra mobile di Ascoli Piceno vengono diramate le foto di due rapinatori arrestati in flagranza di rapina alla Banca Marche. Commessa con le stesse modalità di quella a Chieti Scalo. Gli investigatori teatini hanno ben pochi dubbi: i rapinatori sono quelli delle immagini carpite dalla videosorveglianza durante il colpo alla filiale scalina. Gli studi antropometrici fanno il resto.
GLI ARRESTI. La sostituto procuratore Rosangela Di Stefano, chiede e ottiene dal Gip la custodia cautelare in carcere. I due dopo la rapina di Ascoli erano stati messi agli arresti domiciliari e arrestati di nuovo per un’altra rapina.
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