Presidente di volley rischia il processo

Chiuse le indagini sugli abusi ai danni di una giocatrice: la procura conferma le accuse e si appresta a chiedere il giudizio
CHIETI. Rischia di finire sotto processo l’ex presidente di una squadra di pallavolo di Chieti, accusato di violenza sessuale continuata nei confronti di una giocatrice di 16 anni. Il sostituto procuratore Marika Ponziani ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sugli abusi che si sarebbero consumati, negli ultimi mesi del 2018, quando l’indagato ricopriva l’incarico di massimo dirigente della società sportiva. Si tratta dell’atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Secondo la procura, insomma, le accuse sono definite e circostanziate. Ad occuparsi dell’inchiesta sono stati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e dalla tenente Maria Di Lena.
Le avance sessuali, in base alla ricostruzione del pm, sono avvenute in più occasioni e contro la volontà della minorenne. Una prima volta, l’uomo ha seguito la ragazzina nel bagno di un ristorante dove era in corso una cena anche alla presenza di altre persone che facevano parte della squadra. A quel punto, l’ha spinta e bloccata contro il muro cercando di baciarla. Un episodio analogo è avvenuto nella casa in cui la ragazzina viveva con altre compagne: l’uomo ha approfittato dell’assenza delle coinquiline. In più circostanze, nel corridoio della palestra, l’indagato ha invece colpito la giocatrice con delle pacche sulle natiche. La vicenda è finita all’attenzione dei carabinieri dopo che un ex allenatore della squadra di volley frequentata dalla ragazzina ha pubblicato su Facebook un articolo, relativo ad episodi di violenza sessuale ai danni di giovani atleti di un’altra realtà sportiva, facendo capire di essere a conoscenza di casi simili. Successivamente, la 16enne si è confidata anche con i genitori e si è rifiutata di tornare a Chieti perché spaventata da quegli episodi che l’avrebbero vista come vittima. Lo scorso maggio la procura ha deciso di chiedere l’incidente probatorio, ovvero uno strumento processuale per cristallizzare prove, da utilizzare poi durante il dibattimento, che l’incedere del tempo e il mutare di circostanze e persone potrebbero mettere a rischio. Nel corso dell’audizione protetta in tribunale, la ragazzina, assistita dall’avvocato Cristiano Sicari, ha confermato le accuse nei confronti dell’indagato. E il suo racconto è stato giudicato attendibile dalla procura. Ora l’ex presidente ha la facoltà di presentare memorie difensive, depositare documentazione relativa alle investigazioni del difensore, chiedere al pm di compiere atti d’indagine o, ancora, chiedere di essere sottoposto a interrogatorio. L’indagato, difeso dall’avvocato Antonio Pimpini, respinge con forze le accuse e sostiene di essere totalmente estraneo a qualsiasi addebito.

