Preso con la cocaina, rimane agli arresti

L’indagato: «L’elenco dei clienti? Sono solo ordinativi di arrosticini». Il giudice: è davvero inverosimile
CHIETI. «Sono ordinativi di arrosticini, non di droga: io li cucino perché sono dipendente di un bar». Quando il giudice Marcello Cozzolino gli ha chiesto spiegazioni su quel foglio a quadretti con nomi, soprannomi e cifre sequestrato dai carabinieri, Simone Carlone, il 35enne di Chieti Scalo finito in manette per spaccio dopo essere stato fermato in via Amiterno con addosso 15 dosi di cocaina, ha fornito questa giustificazione. Una versione che lo stesso giudice, convalidando l’arresto e confermando i domiciliari per l’indagato, ha definito «davvero inverosimile».
Carlone, difeso dall’avvocato Marco Lacioppa, ha raccontato in aula che quelle dosi le aveva acquistate, per uso personale, nel parcheggio di un supermercato dello Scalo, da un giovane di Montesilvano di cui non sa indicare il nome. Una tesi considerata non credibile, anche perché «nessuna documentazione vi è in atti del suo stato di tossicodipendenza». E ancora: «L’indagato non ha fornito alcuna documentazione relativa all’attività di lavoro che svolgerebbe (quale operaio alle dipendenze di un elettricista, e in un bar) e da cui avrebbe guadagnato la somma di denaro che egli avrebbe speso per l’acquisto di stupefacente (pari a 300 euro) e quella di cui è stato trovato in possesso (pari a 425 euro)». C’è di più: all’interno della camera da letto di Carlone, i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, al comando dalla tenente Maria Di Lena, hanno sequestrato appunti con l’indicazione di nomi di persone e cifre, verosimilmente i clienti dello spacciatore, e una busta di plastica ritagliata in più punti e del nastro adesivo, entrambi dello stesso tipo di quelli utilizzati per il confezionamento delle dosi trovate in possesso del 35enne. Si tratta di circostanze che, secondo il giudice, «inducono a ritenere che l’indagato tragga dall’attività delittuosa i proventi del proprio sostentamento». Ora le indagini dei militari dell’Arma, coordinate dal pm Giuseppe Falasca, non si fermano: oltre alla lista dei clienti, sarà analizzato anche il telefono di Carlone per ricostruire la catena dello spaccio, con l’obiettivo di arrivare a individuare anche i fornitori dell’arrestato. (g.let.)
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