Preso con la pistola, il giudice: resti in cella Convalidato l’arresto di Christian Di Tella, in silenzio dal gip. «Ha destato elevato allarme sociale»

3 Settembre 2024

CHIETI. Christian Di Tella deve restare in cella perché ha commesso reati che esprimono un elevato allarme sociale. Non solo: c’è il rischio che si renda protagonista di gravi episodi con l’impiego...

CHIETI. Christian Di Tella deve restare in cella perché ha commesso reati che esprimono un elevato allarme sociale. Non solo: c’è il rischio che si renda protagonista di gravi episodi con l’impiego di armi o di violenza contro le persone. A sostenerlo è il giudice Luca De Ninis, che ha convalidato l’arresto del pescarese di 39 anni, residente a Miglianico, che custodiva in casa una pistola calibro 7.65, con tanto di caricatore contenente sette cartucce, e circa 170 grammi di cocaina: nei suoi confronti, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Lucia Anna Campo, è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Ieri mattina, nel corso dell’interrogatorio, Di Tella – difeso dall’avvocato Mauro Faiulli – si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Venerdì scorso, nell’abitazione dell’indagato, i carabinieri della stazione di Miglianico hanno trovato in camera da letto una pistola di fabbricazione romena, non censita in Italia, nascosta sotto il materasso, e da lui consegnata ai militari non appena ricevuta notizia delle ragioni della perquisizione. Secondo il giudice, è evidente la detenzione illecita dell’arma: sono tuttora in corso le indagini per verificare la sua provenienza ed è probabile che, al termine degli accertamenti, venga contestato anche l’ulteriore reato di ricettazione.
L’involucro principale con la droga era stato occultato dall’arrestato sotto il divano della sala da pranzo, in un borsello, insieme ad alcune bustine di plastica e a due bilancini di precisione. Per il giudice, dunque, non c’è alcun dubbio sul fatto che la cocaina sequestrata fosse destinata allo spaccio.
Di Tella, fino al blitz dei carabinieri scattato quattro giorni fa, stava scontando in casa una vecchia condanna diventata definitiva. Secondo il giudice, è la dimostrazione che, anche restando chiuso nella propria abitazione, l’indagato sia in grado di custodire armi e gestire la vendita di droga.
Di conseguenza, gli arresti domiciliari – anche con l’applicazione di un dispositivo di controllo come il braccialetto elettronico – non sono ritenuti adeguati per contenere il pericolo di reiterazione dei reati. Tradotto: Di Tella rimane nel carcere di Madonna del Freddo. (g.let.)
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