Preso con mezzo milione di coca, a processo

Giudizio immediato per il 26enne che nascondeva oltre tre chili di droga: «L’ho trasportata per soldi»
CHIETI. Nascondeva nella sua Mercedes una partita di droga pronta a invadere l’intera provincia di Chieti. Un carico da 3 chili e mezzo di polvere bianca, sequestrato dai carabinieri del nucleo investigativo, che si sarebbe trasformato in un affare da oltre mezzo milione di euro con la vendita al dettaglio. A distanza di neanche due mesi dall’arresto scattato a San Salvo, Klevis Hasani – albanese di 26 anni – è finito sotto processo. Il pm di Vasto Gabriella De Lucia ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. «Appare evidente la prova della colpevolezza dell’imputato», scrive il giudice Italo Radoccia. La prima udienza è stata fissata per il 16 luglio. L’avvocato Corradino Marinelli, difensore dell’imputato, chiederà il rito abbreviato.
Hasani è stato intercettato a bordo di una Mercedes classe B bianca all’uscita del casello autostradale di San Salvo. I militari del maggiore Marcello D’Alesio hanno cominciato a seguirlo. Arrivato in via Tobagi, nei pressi di un bar, l’albanese è sceso dall’auto e ha iniziato a parlare con un connazionale di 30 anni, F.C., per poi dirigersi nuovamente verso la Mercedes. A quel punto, prima che il 26enne potesse allontanarsi e far perdere le sue tracce, è scattato il blitz. La droga, suddivisa in tre panetti termosaldati, era nascosta all’interno dell’abitacolo in un’intercapedine ricavata sotto il sedile posteriore. Ogni panetto, contrassegnato esternamente dall’immagine a colori di un motociclista, aveva impresso una sorta di marchio: la corona di una regina. È il simbolo di un’organizzazione che non lascia niente al caso e potrebbe anche essere utile per individuare la provenienza della droga: si ipotizza la rotta balcanica. Gli investigatori hanno bloccato anche il complice, che si spostava con un’Alfa Romeo Giulia: probabilmente fungeva da “staffetta”, ovvero controllava il percorso prima del passaggio di Hasani.
«Durante l’interrogatorio», si legge sulle carte dell’inchiesta, «l’arrestato ha ammesso gli addebiti contestati, dichiarando di aver accettato l’incarico di corriere per ottenere un vantaggio economico. Hasani ha affermato inoltre di non sapere che stava trasportando la droga, ma nello stesso tempo ha omesso, per timore, di indicare il nome di chi gli aveva consegnato la merce, paura evidentemente motivata dalla conoscenza dello spessore criminale del mittente». (g.let.)

