Prestiti a strozzo e droga: 18 indagati

1 Maggio 2020

Sgominata banda di usurai tra Vasto, San Salvo e Gissi. Il procuratore: con la crisi finanziaria la situazione può peggiorare 

VASTO. Usura ed estorsione. Vasto, San Salvo e Gissi, sono state svegliate ieri, all’alba, dal suono delle sirene della polizia. Sessanta militari hanno dato vita all’operazione “Repulisti”, maxi blitz che ha sgominato una banda criminale dedita all’usura e all’estorsione. Trovate armi e soldi falsi Le indagini, coordinate dal procuratore capo di Vasto, Giampiero Di Florio, e dirette dal questore di Chieti, Ruggiero Borzacchiello, sono cominciate a luglio 2019 con la denuncia di un operaio che, dopo essere sprofondato nella disperazione e aver tentato per ben 3 volte il suicidio, ha chiesto aiuto alle forze dell’ordine. Diciotto le persone indagate, 8 sono state sottoposte a misure cautelari. Nel corso delle perquisizioni fatte ieri mattina sono state arrestate altre due persone in fraganza di reato.
INDAGATI E ACCUSE. F.C., 37 anni, è in carcere con l’accusa di usura aggravata e tentata estorsione; D.P., 47anni, di usura aggravata, sequestro di persona, tentata estorsione e lesioni gravi; S.D.P., 48 anni, è agli arresti domiciliari per usura aggravata e tentata estorsione. Domiciliari anche per G.D.D., 42 anni, accusato di spaccio di sostanze stupefacenti e tentata estorsione; V.B., 33 anni, indagato per estorsione; D.M., 46 anni, accusato di usura aggravata; E.D’O., 37 anni, è stato invece sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tentata estorsione. M.V., 32 anni, incensurato, è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per spaccio di sostanze stupefacenti e tentata estorsione.
GLI INVESTIGATORI. All’operazione hanno preso parte gli uomini del Reparto prevenzione crimine di Pescara, le unità cinofile in forza alla questura di Pescara. La complessa attività di indagine condotta dal personale del Settore anticrimine del commissariato di Vasto e della squadra mobile della questura di Chieti, è stata raccontata in commissariato dal questore Borzacchiello, dal procuratore Di Florio, dal dirigente del commissariato Fabio Capaldo, e dalla dirigente della squadra mobile di Chieti, Miriam D’Anastasio. Le ordinanze sono state firmate dal gip Fabrizio Pasquale.
LA DENUNCIA. L’indagine è partita dalla denuncia di una vittima dell’usura a luglio 2019. Nel 2014, l’uomo, a causa del forte stress dovuto alla perdita del lavoro, aveva cominciato a fare uso di cocaina. L’operaio aveva acquistato la droga da V.B.. di etnia rom. In cambio della droga V.B., aveva picchiato la vittima costringendola a firmare documenti in bianco. Con il tempo i debiti dell’operaio sono cresciuti e l’uomo è stato costretto a versare cifre lievitate di parecchio. Una volta è stato tenuto in ostaggio in un furgone nella campagna vastese e immobilizzato con catene e fascette, mentre uno dei sequestratori, dapprima gli stringeva la lingua con una tenaglia, poi gli infilava in bocca una pistola, minacciando di sparargli. Nell’estate del 2018, l’uomo si è rivolto a F.C., di etnia rom, ottenendo un prestito di 20.000 euro e la situazione è peggiorata. F. C. in concorso con un complice, approfittando dello stato di bisogno e delle difficoltà economiche della vittima, per un anno avrebbe estorto all’operaio in più ratei 88.700 euro in contanti, oltre a uno scooter. Terrorizzati, i genitori dell’operaio hanno cercato di aiutarlo, finendo a loro volta sul lastrico.
L’APPELLO DEL PROCURATORE. «A Vasto purtroppo la criminalità economica è strisciante», ha denunciato il procuratore Di Florio. «Molti negozi sono costretti a subire prestiti usurai. Con la crisi economica provocata dal Covid-19 la situazione potrebbe peggiorare. Non cedete agli usurai ma affidatevi alle forze dell’ordine e alla magistratura. È nel momento del bisogno che la criminalità cerca di infiltrarsi nel tessuto economico. Questa indagine non è conclusa. Quello che è stato trovato nel corso delle perquisizioni come armi, soldi falsi e droga», ha concluso Di Florio, «ha confermato la pericolosità degli indagati».
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