Prestiti facili, assolti gli ex vertici Carichieti

Il giudice: nessun reato nella vicenda del mutuo da 14 milioni concesso all’imprenditore Di Nicola
CHIETI. Si chiude con un’assoluzione e tre proscioglimenti «per non aver commesso il fatto» l’inchiesta sul presunto prestito “facile” da oltre 14 milioni di euro concesso dalla vecchia Carichieti a un’azienda gestita da Carmine De Nicola, a capo di una galassia di società che spaziavano dalle scuole private alle case di riposo. Ieri mattina, il giudice Andrea Di Berardino, al termine di un processo con il rito abbreviato, ha assolto – su richiesta dello stesso pm Giancarlo Ciani – l’ex direttore generale Francesco Di Tizio, 64 anni, dall’accusa di concorso in bancarotta. La sentenza di non doversi procedere, invece, è stata pronunciata nei confronti di Luigi De Vitis (72), funzionario della banca, Franco De Donatis (62) e Carlo Rabottini (51), due tecnici incaricati di fare la stima dei beni offerti come ipoteca. Il caso è arrivato a Chieti dopo uno stralcio di indagine, aperta a Pescara nel 2016, su un prestito di 14 milioni e 335mila euro erogato dall’allora Carichieti a favore della Sicof Opera, società di cui era amministratore di fatto De Nicola, poi dichiarata fallita, somma che venne distratta e trasferita con un bonifico alla società collegata Smc srl che li impiegò per realizzare i propri incrementi patrimoniali. Secondo l’accusa iniziale, che ieri è definitivamente caduta, Di Tizio «indirizzò e orientò fraudolentemente l’operato del consiglio di amministrazione di Carichieti, veicolando una relazione positiva circa la assentibilità della pratica da oltre 14 milioni, anche omettendo di rappresentare l'assenza di merito creditizio del beneficiario del contratto e l'esiguità dei valori delle garanzie reali offerte. Garanzie ipotecarie su immobili della società i cui valori», sempre stando all'accusa iniziale, «erano stati artatamente gonfiati». Fin dall’inizio dell’inchiesta, Di Tizio aveva respinto gli addebiti, sostenendo che quel mutuo avesse seguito lo stesso percorso di tutti i fidi della banca e che la pratica fosse stata vagliata da «più addetti, sia interni che esterni, quali professionisti, legali e tecnici». In base alle contestazioni iniziali, De Vitis, nella sua qualità di responsabile dell’area di Pescara della Carichieti, «progettò e inoltrò alla sede centrale della banca la pratica di fido per la concessione del finanziamento alla Sicof, pratica fraudolentemente istruita al fine di assicurarne un esito favorevole». Ma, anche in questo caso, l’accusa è totalmente crollata. Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Pier Michele Quarta, Giuseppe Martino, Dario Zanno e Dina Marrone. (g.let.)

