Prigionieri del palo Telecom

23 Gennaio 2016

San Vito, il traliccio abbattuto dal vento blocca una famiglia da 10 giorni

SAN VITO. Prigionieri di un palo della Telecom, buttato giù dal vento dieci giorni fa e non ancora sistemato. Accade a una famiglia di San Vito, che vive nella zona di Murata Alta e che, da giorni, non riesce a uscire di casa se non passando su terreni di proprietà di altre famiglie. Il palo è caduto davanti casa il 12 gennaio scorso a causa del forte vento ed è ancora lì nonostante le richieste di intervento, per la rimozione, fatte ai pompieri, ai carabinieri e ai tecnici della Telecom. «Non possiamo uscire di casa con l’auto», racconta la proprietaria, L.D.T., «siamo bloccati, e da ben 10 giorni. Il 12 gennaio scorso il vento forte ha buttato giù il palo, che si è anche spezzato. Per fortuna non stava passando nessuno in quel momento altrimenti sarebbero stati dolori. Mio marito ha cercato di ripararlo, di bloccarlo con le funi, ma di più non ha potuto fare e il palo è rimasto lì a bloccare la strada».

La famiglia ha subito chiesto l’intervento dei vigili del fuoco. «Abbiamo pensato spettasse a loro intervenire», riprende la donna, «invece una volta spiegato cosa fosse accaduto e che il palo era quello della Telecom, ci hanno detto che non era di loro competenza e di rivolgerci alla società di telefonia. Da allora è iniziata la nostra “lotta”. Finora abbiamo aperto con la compagnia telefonica dieci pratiche. Ogni volta che chiamiamo ne aprono una per richiedere l’intervento dei tecnici per la rimozione, ma poi muore tutto lì. Abbiamo cinque pratiche aperte con operatori del 187 e altre cinque con altri contattati al numero verde fornito dai carabinieri, ai quali abbiamo segnalato il problema. Operatori gentili, ma le pratiche oltre ad essere aperte dovrebbero essere chiuse». Invece dei tecnici non c’è traccia, mentre il palo è lì che blocca la famiglia e chi vuole andarla a trovare. «E se dovessimo avere bisogno dell’ambulanza?», chiede L.D.T., «se avessimo un malore? Sarebbe una tragedia perché il mezzo non riuscirebbe a passare né noi possiamo uscire. Abbiamo aspettato due giorni per la neve, perché sarebbe stato difficile lavorare, ma sono passati più di 10 giorni dalle prime richieste. A tutto c’è un limite».

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