Chieti

Prima i funghetti, poi le coltellate: il tentato omicidio del “maestro” nel B&B di Chieti

22 Settembre 2026

Sangue nel bed and breakfast. Chiuse le indagini dopo l’arresto di un ventisettenne di Napoli per le violenze all’amico di 56 anni. È accusato anche di aver provato a strangolarlo. I colpi nelle zone vitali. L’ombra del rito sciamanico. (Nella foto, la stanza del bed and breakfast in cui è avvenuto il tentato omicidio)

CHIETI. Lo chiamava «maestro di vita». Poi, secondo l’accusa, ha cercato di ucciderlo a coltellate, sotto l’effetto dei funghetti allucinogeni che proprio l’amico gli aveva ceduto.

La procura chiude le indagini preliminari sui fatti avvenuti all’interno di un bed and breakfast di via Forlanini e contesta il tentato omicidio a Francesco Maddalena, il ventisettenne di Napoli che, dopo l’arresto, aveva raccontato di un presunto rito sciamanico curativo alla base dell’aggressione all’amico e allenatore, un cinquantaseienne di Chieti. Il ventisettenne è difeso dagli avvocati Italo Colaneri e Maria Lampitella.

L’arresto era stato eseguito a gennaio dalla squadra mobile, diretta dal commissario capo Francesco D’Antonio.

A otto mesi di distanza, il sostituto procuratore Lucia Anna Campo richiama nell’avviso di conclusione delle indagini – un atto propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio – la violenza di Maddalena verso il cinquantaseienne: coltellate, calci e un tentativo di strangolamento.

Il particolare dei funghetti si collega alle parole pronunciate dal giovane durante l’interrogatorio, già riportate a gennaio dal Centro: «Stavamo facendo un rito sciamanico di natura curativa. Lui mi ha dato una sostanza grigia e dei funghi allucinogeni». Maddalena aveva parlato delle conseguenze anche psicologiche di un grave infortunio sul lavoro e dell’offerta di aiuto dell’allenatore, conosciuto da anni. Aveva poi sostenuto di essere stato provocato e di non ricordare l’aggressione.

La procura contesta al ventisettenne di aver agito in uno stato di alterazione dovuto all’assunzione dei funghi. Secondo le ricostruzioni fatte dell’accusa, Maddalena ha colpito ripetutamente l’amico al volto e alla gola con un coltello da intaglio, sferrandogli anche diversi calci. Avrebbe inoltre tentato di strangolarlo dopo averlo cinto alla vita con le gambe, torcendogli il capo. «Ti uccido», «ti devo uccidere»: queste le frasi più volte pronunciate dal ventisettenne all’indirizzo dell’amico.

Il cinquantaseienne aveva riportato ferite al collo, al volto, alle mani e al polso destro, oltre alla frattura di tre costole. Le lesioni, comprese quelle all’articolazione e ai legamenti della mano sinistra, avevano comportato una malattia superiore ai quaranta giorni.

La chiusura delle indagini firmata dal pubblico ministero Campo apre ora la strada ai difensori di Maddalena, gli avvocati Colaneri e Lampitella, che hanno venti giorni dalla notifica per presentare memorie e documenti, chiedere ulteriori indagini o un interrogatorio, prima delle successive decisioni della procura.

Nel caso del tentato omicidio, la pena base prevista per l'omicidio consumato (21 anni di reclusione) viene diminuita da un terzo a due terzi, con pene che quindi vanno da un minimo di sette anni di reclusione a un massimo di quattordici, salvo aggravanti o attenuanti.

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