Processo per la diga di Chiauci: due condanne e tre assoluzioni

Due anni e sei mesi di reclusione all’ex presidente Marchetti, otto mesi per l’ex commissario Annibali L’ex direttore Sciartilli scagionato da ogni accusa, reati prescritti per Di Giuseppe, Sportelli e Buda
VASTO. Due condannati, tre assolti e tre imputati salvi per reati caduti in prescrizione. È la sentenza emessa ieri dai giudici del tribunale di Vasto al termine del processo che ha coinvolto gli ex dirigenti e tecnici del Consorzio di bonifica sud di Vasto. L'ex presidente Fabrizio Marchetti è stato condannato per peculato a 2 anni e 6 mesi di reclusione e assolto dall'accusa di abuso in abuso d’ufficio. Condanna a 8 mesi, invece, per l'ex commissario regionale Sandro Annibali. Il tribunale di Vasto (presidente Bruno Giangiacomo, giudici a latere Stefania Izzi e Rosanna Buri) ha invece assolto l’ex direttore Nicolino Sciartilli, Michelangelo Magnacca e Giuseppe Latte Bovio «per non aver commesso il fatto», si legge nella sentenza. I giudici hanno anche ritenuto di non dover procedere nei confronti degli altri imprenditori e professionisti coinvolti: Sante Di Giuseppe, Giovanni Sportelli e Gilda Buda perché i reati «a loro rispettivamente ascritti in rubrica» sono «estinti per intervenuta prescrizione».
La vicenda era partita da una visita a Vasto dell’ex governatore Luciano D’Alfonso per illustrare gli interventi previsti dal Masterplan: D’Alfonso parlò di una «sarabanda di progettisti» affermando che la «diga di Chiauci per troppi anni non era stata riempita di acqua ma di progettisti nominati dagli amministratori». La procura di Vasto mandò così la finanza ad acquisire tutta la documentazione.
Tutto ruotava attorno a rimborsi e spese non dovuti a fronte di lavori da decine di milioni di euro per la realizzazione della diga. Marchetti, secondo la procura, «avrebbe procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale allo studio Di Giuseppe pari a 364mila euro, predisponendo e sottoscrivendo il 19 gennaio 2011 le convenzioni e i conseguenti atti deliberativi senza seguire la obbligatoria procedura di evidenza pubblica». E poi, ancora, Marchetti avrebbe seguito lo stesso iter irregolare stipulando convenzioni anche con l’ingegnere Giovanni Sportelli e l’ingegnere Gilda Buda. Medesime accuse erano rivolte anche all’ex commissario del Consorzio, Rodolfo Mastrangelo, (assolto in precedenza). Secondo la procura, ci sarebbe stata una disinvolta girandola di incarichi e consulenze affidati a liberi professionisti «senza la prodromica attivazione delle procedure di evidenza pubblica prevista dal codice degli appalti pubblici. Così facendo ci sarebbe stato un ingiusto vantaggio patrimoniale per uno studio professionale, e altri vantaggi per un altro studio, senza seguire la obbligatoria procedura di evidenza pubblica». Gli imputati sono difesi dagli avvocati Italo Colaneri e Cristina Di Renzo (Sciartilli), Giuliano Milia e Pierpaolo Andreoni (Buda e Sportelli), Antonino Cerella (Annibali), Arnaldo Tascione (Marchetti), Consuelo Di Martino (Di Giuseppe), Italo Colaneri, Giovanni Bora (Magnacca) e Michele Leale (Latte Bovio).

