Profughi ospitati in una famiglia Il sindaco: da noi pieno sostegno

ROCCA SAN GIOVANNI . «Non è vero che il Comune di Rocca San Giovanni non si è fatto vivo con l’imprenditore che ha ospitato una famiglia ucraina: abbiamo risposto prontamente alla richiesta di...
ROCCA SAN GIOVANNI . «Non è vero che il Comune di Rocca San Giovanni non si è fatto vivo con l’imprenditore che ha ospitato una famiglia ucraina: abbiamo risposto prontamente alla richiesta di informazioni». Il sindaco di Rocca San Giovanni, Fabio Caravaggio, replica alle parole di amarezza di Arturo Di Florio che, lo scorso 17 marzo, è andato personalmente in Ungheria a prelevare una coppia di amici ucraini con il nipote, in fuga dalla guerra in Ucraina e dagli attacchi russi a Irpin che hanno anche ferito il capo famiglia Dimitri. Di Florio, che ha ospitato gli amici ucraini nella sua casa di famiglia, aveva fatto appello alle istituzioni a non lasciare soli i cittadini che decidono di ospitare in proprio dei profughi, dal momento che aveva dovuto svolgere tutte le pratiche burocratiche da solo e che nessuno si era recato da lui per sapere se la famiglia avesse bisogno di qualcosa.
«Alla prima domanda che Di Florio ha fatto il 18 marzo, il Comune ha risposto inviando i link della prefettura», corregge il primo cittadino, «in quel momento nessuno sapeva cosa stava avvenendo al confine, quindi io ho comunicato ciò che la prefettura ha diramato ai Comuni seguendo il protocollo. È vero che non siamo andati a trovare la famiglia, ma ci siamo attenuti a quel protocollo, così come da direttive nazionali. Come Comune siamo in costante contatto con gli enti superiori, la prefettura di Chieti è infatti al corrente di tutte le persone che in paese hanno messo a disposizione gli alloggi per i profughi in arrivo. Dopo alcuni giorni, alla richiesta sui rimborsi abbiamo risposto che siamo in attesa del bando della protezione civile. Siamo solidali su tutti i temi e vicini ai cittadini». «Non voglio fare polemica», conclude Di Florio, «ma mi sarei aspettato che mi si porgesse una mano con umiltà e che il Comune facesse gli onori di casa ai rifugiati di guerra». (d.d.l.)
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