Pronti altri tre posti in Terapia intensiva

30 Marzo 2020

Prosegue la riorganizzazione decisa da Schael. La Cisl-Fp: «Subito tamponi per tutto il personale»

CHIETI. In 24 ore è stata aperta la terza Terapia intensiva all’ospedale di Chieti per la gestione dei pazienti più gravi con Covid-19. Al momento sono stati attivati i primi tre posti, anche utilizzando i due letti con ventilatori trasferiti temporaneamente dall’ospedale di Lanciano. Da 16 si è così passati a 19 posti, già tutti occupati dai pazienti.
«Si tratta», spiega una nota della Asl guidata dal direttore generale Thomas Schael, «di un primo step nella riorganizzazione aziendale, che vede come prioritario l’ampliamento della Terapia intensiva con possibilità di attivare ulteriori postazioni man mano che si riuscirà a reperire le attrezzature necessarie».
Oltre ai 19 posti di rianimazione, in area Covid-19 a Chieti sono ricoverati oggi altri 13 pazienti a Malattie infettive, 14 nella Pneumologia subintensiva e 100 a Medicina, per un totale di 146. Nell’unità operativa di Malattie infettive di Vasto sono ricoverate 10 persone. Al Santissima Annunziata va avanti così la riorganizzazione delle attività assistenziali per ampliare il numero dei posti letto da destinare ai pazienti Covid, che nel piano predisposto dalla direzione aziendale sono 317.
Sulla riorganizzazione sanitaria varata dalla Asl interviene la Cisl-Fp che parla di «direzione strategica disorientata»: «Dopo 20 giorni dal primo decreto del governo», dice il segretario generale Vincenzo Traniello, «la Asl non ha ancora individuato in maniera certa i percorsi epidemiologici e le strutture ospedaliere da destinare alla presa in carico dei pazienti contagiati da Covid19. Non è più consentito temporeggiare, anche perché i focolai di contagio nella provincia di Chieti si moltiplicano e le strutture ospedaliere sono già in affanno. Questo atteggiamento tentennante sta creando confusione e disorientamento sia tra gli operatori sanitari che tra i cittadini. Inoltre», continua il sindacalista, «non possiamo stare in silenzio davanti ad una forte carenza dei dispositivi di protezione individuali (mascherine, camici) per il personale medico, infermieristico, tecnico e ausiliare», dice Traniello. «Il personale viene quotidianamente esposto al contagio, e inoltre lo stesso personale diventa veicolo, inconsapevole, della diffusione del virus, come già avvenuto a Vasto e Lanciano. A tutto il personale sanitario e di supporto, che ha contatti quotidiani con i pazienti, vanno fatti i tamponi».