Proroga al direttore Asl ultimo scontro sull’incarico

Scoppia la polemica, Febbo (FI) accusa: «Atto straordinario, non si può fare» Paolucci (Pd) replica: «Tutto regolare, solita strumentalizzazione elettorale»
CHIETI. La sanità diventa materia infuocata da campagna elettorale. Ultimo scontro sulla Asl con il consigliere regionale uscente Mauro Febbo (FI) che parte all’attacco del direttore generale Pasquale Flacco definendo illegittima la proroga del suo incarico, ritenuta un atto di straordinaria amministrazione. Non avrebbe potuto essere adottato, dice Febbo, da una giunta regionale in prorogatio. Ne chiede, dunque, l’annullamento, denunciando la possibilità di dichiarare illegittimi anche tutti gli atti di Flacco dal 20 dicembre (giorno della proroga) in poi. Svela inoltre l’esistenza di una diffida contro la proroga presentata da alcuni primari ospedalieri. La diffida, a firma dell’avvocato Rossella Ferrara, ha fatto sì che la Regione corresse subito ai ripari chiedendo un parere all’Avvocatura regionale per sapere se la proroga sia regolare o illegittima. Scrive infatti il direttore regionale di dipartimento Angelo Muraglia: «Tenuto conto che si diffida l’amministrazione a provvedere entro otto giorni dal ricevimento, avvenuto il 6 febbraio scorso, si invita codesta Avvocatura a voler effettuare con l’urgenza del caso ogni opportuna valutazione». Ma quale sarebbe il motivo della ribellione dei primari? Secondo Febbo si tratta delle modifiche all’atto aziendale (ben quattro in un anno e tre nell’ultimo periodo), «di chiaro stampo elettorale come la promessa degli ospedali di aree disagiate di Atessa e Guardiagrele, non supportate da riscontro del Tavolo di Monitoraggio, il cui verbale a oggi stranamente non è ancora disponibile».
L’accusa viene rimandata al mittente dall’assessore uscente alla Sanità Silvio Paolucci (Pd), per cui è Febbo che sta facendo «strumentalizzazioni elettorali sulla sanità». Per l’assessore la proroga è «regolare». Quanto a Febbo, «in questi anni», dice Paolucci, «si è contraddistinto sempre e solo per una politica di denuncia. Ma questo assessorato è il primo dagli anni Duemila che sulla sanità è uscito indenne da qualsivoglia strumentalizzazione e attività di denuncia. Ricordo, invece», conclude Paolucci, «che il governo di centrodestra cambiò cinque assessori alla sanità in cinque anni». (a.i.)

