Prostituzione nel night, sentenza dopo 13 anni

4 Ottobre 2017

Vasto. Al capolinea l’operazione Diamante del 2004 con sette imputati tra i quali un carabiniere

VASTO. Dopo tredici anni arriva al capolinea una delle vicende giudiziarie più controverse e combattute: l’operazione “Diamante”. Sette le persone alla sbarra, più di 50 i testimoni. L’accusa è grave: associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina di straniere che lavoravano come entraineuse nei night, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Accuse che le persone coinvolte hanno sempre negato con determinazione. Oggi è prevista la sentenza dei giudici del tribunale di Vasto agli imputati dell’operazione alla quale è stato dato il nome del locale notturno finito nel 2004 nel mirino delle forze dell’ordine.
L’epilogo è atteso da molto tempo. Gli indagati sono l’allora titolare del night, Auro Chinni, 56 anni di San Salvo; un barista del locale, Antonio Di Chinno, 59 anni di Lucera; il factotum del proprietario, Michele Fabrizio, 50 anni di San Salvo; Pietro Di Fortunato, imprenditore molisano di 55 anni di Portocannone; Adrian Dorel Moreau, 59 anni di Bucarest; Gabriel Radoi, 60 anni di Bucarest, e Angiolino Fanale, 59 anni di Montenero di Bisaccia, sottufficiale dei carabinieri. Gli investigatori ritengono che il militare ebbe un ruolo di primo piano nella vicenda. «Accusa assurda. Non è affatto così. La verità verrà fuori oggi in aula ma non ripagherà il mio cliente da 13 anni di sospetti», afferma l’avvocato Marisa Berarducci che difende il carabiniere. Determinati a dimostrare l’innocenza dei loro assistiti con infuocate arringhe anche gli avvocati Fiorenzo Cieri, Clementina De Virgilis, Sandro D’Aloisio, Filippo Di Risio e Vincenzo Margiotta.
L’operazione scattò il giorno della Concezione del 2004. Da allora sono stati ascoltati oltre 50 testimoni. A dare il via all’operazione “Diamante” fu il gip Guido Campli su richiesta degli allora pubblici ministeri Irene Scordamaglia e Anna Rita Mantini. Secondo l’accusa, numerose ragazze dei paesi dell’Est, in particolare romene, sarebbero state reclutate con permessi di soggiorno per fini turistici, ma in realtà avrebbero lavorato come entraineuse nel locale notturno della Marina, cercando di adescare facoltosi clienti e vip di Vasto, San Salvo, Chieti, dell’entroterra vastese e del Molise. Numerosi gli habitué che incontravano nel night le ragazze, tutte con nomi di fantasia per evitare ogni problema, e pagavano una tariffa di 30 euro ogni 20 minuti trascorsi in compagnia nel locale. Una quota poco più che nominale che preludeva, secondo l'accusa mossa dalla Digos e avallata dai tre magistrati, alle prestazioni particolari al di fuori del locale, in camere non lontane, al costo di almeno 200 euro.
Paola Calvano
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