Pugnala al collo l’ex compagno, a giudizio per tentato omicidio

L’uomo, 52enne, ferito con un coltello di 33 centimetri al termine di una lite scoppiata in cucina Lei, 35enne, era stata prima accusata di lesioni, ma poi il capo d’imputazione è stato riformulato
LANCIANO. Una lite e poi lei afferra un coltello e colpisce il compagno tra il collo e la clavicola sfiorando la vena giugulare. Lui finisce in ospedale, lei a processo. E si svolgerà con rito abbreviato il prossimo 3 marzo 2025 il processo per tentato omicidio aggravato per una 35enne di Lanciano difesa dall’avvocatessa Consuelo Di Martino. Il giudice per le udienze preliminari, Giovanni Nappi, ha fissato la data per un’udienza senza dubbio particolare visto che, purtroppo, sono spesso le donne a finire sotto le grinfie di mariti e compagni violenti e invece questa volta è lei a finire a processo. Che ha avuto già una “prima parte” di fronte al giudice onorario Stefania Cantelmi. Inizialmente infatti si era proceduto per lesioni della donna verso l’uomo, poi visti i documenti la giudice ha rinviato gli atti alla Procura che ha riformulato il capo di imputazione in tentato omicidio e quindi ora il procedimento è approdato dinanzi al gup.
La vicenda risale al 29 luglio 2016. Seconda l’accusa la donna sta discutendo animatamente col compagno, ex, un 52enne di Lanciano difeso dall’avvocatessa Giuseppina Di Bucchianico, afferra un coltello da cucina con una lama di ben 33 centimetri e sferra una prima coltellata all’altezza del petto dell’uomo che però riesce a schivarla; lei tira una seconda pugnalata che invece lo colpisce in pieno tra la gola e la spalla a ridosso del fascio vascolare succlavio sinistro. La corsa in ospedale per la ferita profonda con emorragia profusa, le cure del chirurgo vascolare, il ricovero, le dimissioni con la prognosi della “lesione della vena succlavia sinistra non recisa perché la lama si è fermata a sei sette centimetri di profondità”. Poco più su e avrebbe reciso la vena giugulare. Alla donna viene contestata anche l’aggravante del tentato omicidio perché commesso contro la persona convivente. «Non voleva uccidere l’ex compagno», spiega Di Martino che ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato che prevede, in caso di condanna, la riduzione di un terzo della pena, «stavano discutendo, litigando come purtroppo spesso accadeva. Erano in cucina, lui l’ha afferrata per il collo e lei ha preso un coltello dal ceppo dei coltelli che aveva dietro la schiena e per difendersi l’ha pugnalato». (t.d.r.)

