Pugnalata davanti al pub, condannato

Andrea Medved accoltellò un giovane di 25 anni alla Galleria Scalo. L’altro imputato patteggia
CHIETI. Undici mesi e 15 giorni di reclusione per una pugnalata davanti al pub. È la condanna inflitta dal giudice Chiara Di Gerio ad Andrea Medved, 32 anni di Chieti, processato con il rito abbreviato per l’accoltellamento ai danni di un giovane di 25 anni avvenuto il primo dicembre del 2018 all’interno della Galleria scalo, in viale Benedetto Croce. Cristiano Di Girolamo, 26 anni, anche lui teatino, ha patteggiato invece 4 mesi (pena sospesa) per favoreggiamento personale.
Il pm d’aula Natascia Troiano aveva chiesto due anni di reclusione per il principale imputato, accusato di lesioni personali aggravate e porto ingiustificato di coltello. Adesso Medved dovrà risarcire in separata sede la vittima, difesa dall’avvocato Gianfranco Virzo, che si è costituita parte civile.
Per quell’aggressione esplosa al termine di una lite, Medved era stato arrestato dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti. Secondo la ricostruzione del gip, che aveva disposto i domiciliari su richiesta del pm Marika Ponziani, la violenza è esplosa «per motivi del tutto immotivati, fondati presumibilmente solo sul disagio di essere stato etichettato come “figlio di sbirro” dal gruppo di persone a cui apparteneva la vittima». Medved è poi fuggito dal luogo dell’aggressione. Quasi 24 ore dopo l’accoltellamento, il 32enne si è presentato nella caserma di via Ricciardi e ha indicato agli uomini del maggiore Massimo Capobianco e della tenente Maria Di Lena il luogo dopo aveva nascosto il coltello, ovvero un cespuglio vicino alla scuola media Mezzanotte, consentendone il recupero e il sequestro. Il colpo inferto, sempre secondo il gip, «è una tipica azione eseguita contro una persona in fuga, ha leso la pleura e provocato uno pneumotorace».
Ieri, in aula, il difensore di Medved, l’avvocato Roberto Serino, ha sottolineato che l’imputato ha colpito la vittima – in un momento d’ira – solo dopo essere stato provocato in più occasioni. Inoltre, è stato lo stesso imputato a indicare ai militari il luogo in cui aveva abbandonato il coltello. Per la parte civile, invece, sussistevano i presupposti per contestare il reato di tentato omicidio, considerando la ferita riportata dalla vittima e l’arma utilizzata. (g.let.)

