Pugnalò il cognato: inflitti 4 anni e 8 mesi

Pugile ferito: gesto irrazionale d’impeto, nessuna premeditazione. La difesa: pronti al ricorso
VASTO. Nessuna premeditazione, ma un gesto irrazionale d’impeto. Francesco Orticelli, il pescatore 54enne, che il giorno di Natale di un anno fa nel corso di una lite familiare colpì alla gola con un coltello il cognato, il pugile Domenico Urbano, è stato condannato ieri dal giudice Italo Radoccia a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Una pena molto più mite di quella chiesta dal pm Michele Pecoraro il 12 dicembre di sette anni e nove mesi di reclusione. Il giudice ha escluso che il pescatore il giorno della lite avesse con se un coltello e avesse raggiunto il cognato per colpirlo. L’uomo afferrò la lama in casa della moglie. Radoccia ha concesso a Orticelli anche le attenuanti generiche.
Soddisfatta ma non paga la difesa che insiste sulla legittima difesa putativa e ieri ha annunciato il ricorso in appello. «Siamo soddisfatti perché il giudice ha riconosciuto che Orticelli non voleva uccidere, ma ci sono molti altri particolari che ci portano a pensare che Orticelli sia completamente innocente», hanno affermano gli avvocati Antonello Cerella, Fiorenzo Cieri e Giovanni Cerella. «La stessa vittima, Urbano, dichiarò subito dopo il fatto di non essere stato colpito da Orticelli. Un particolare non da poco, passato in secondo piano perché Orticelli si è sempre auto accusato», hanno rimarcato i difensori del pescatore.
Ma gli avvocati di Orticelli dovranno rivedere presto Urbano e i suoi legali, gli avvocati Nicola Artese e Emanuele Ciuffi, ma a ruoli invertiti. Il 12 marzo, infatti, sarà Urbano a doversi difendere davanti al giudice di pace dall’accusa di lesioni alla moglie di Orticelli. «Le immagini del viso tumefatto della donna raccontano da sole il fatto», dice l’avvocato Cieri. La vicenda insomma promette nuovi colpi di scena.
Grazie alla pena inferiore a cinque anni, Orticelli, che è stato a lungo in carcere, non dovrà tornarci. Lui è parso contento e soddisfatto. Durante il processo ha ripetuto più volte che il giorno della lite arrivò a casa della famiglia della moglie solo perché chiamato dalla donna. Vedendola ferita avrebbe afferrato d’istinto un coltello e colpito Urbano alla gola per difenderla ed evitare che la donna potesse essere colpita ancora. Non si è mai saputo il motivo della furiosa lite familiare scoppiata prima dell'arrivo di Orticelli.
Il pescatore ha rischiato una pena severa. Anche perché le ferite provocate a Urbano furono molto gravi. Colpito alla vena giugulare il pugile si salvò grazie a un delicato intervento chirurgico dei medici del San Pio. «Riteniamo di dover ricorrere in appello per chiarire molti altri particolari», ha insistito la difesa dell'imputato.
I legali di Urbano che, invece, hanno insistito sulla premeditazione invocando una pena adeguata alla gravità dell'aggressione, è probabile che si appellino anche loro alla Corte aquilana. (p.c.)
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