Pugni al rivale in amore, condannato

Sotto accusa un 35enne: accecato dalla gelosia, aggredisce il nuovo compagno della ex e provoca un incidente d’auto
CHIETI. Ha preso a schiaffi e pugni il nuovo compagno della sua ex fidanzata, poi lo ha fatto schiantare in auto contro il muro di una casa. Quell’aggressione, causata dalla gelosia e avvenuta in strada dopo inseguimenti e minacce, è arrivata in un’aula di tribunale. Marco G., 35 anni di San Giovanni Teatino, è stato condannato a 10 mesi di carcere per lesioni personali e danneggiamento. Dovrà anche pagare 8mila euro di risarcimento danni alla vittima.
I fatti risalgono al 16 agosto del 2016. Quel giorno d’estate A.S. si trova in macchina con la sua fidanzata: stanno raggiungendo Sambuceto quando, all’improvviso, vengono affiancati da un’auto guidata da un uomo che prima li sorpassa e, subito dopo, li stringe sul lato destro della carreggiata costringendoli a fermarsi. Passano pochi istanti e scende un giovane che la ragazza riconosce immediatamente: è Marco G., il suo ex compagno. A.S. ha il finestrino aperto e non scende dall’auto, ma non basta per evitare l’aggressione. Il 35enne, divorato dalla gelosia, mette una mano sul volante e comincia a prendere a schiaffi e pugni quello che considera il suo rivale in amore. A.S. riparte a tutta velocità, ma non riesce a mettersi correttamente in carreggiata e va a sbattere contro il muro di un’abitazione che si trova nei pressi della strada. Il ragazzo rimane ferito e si fa medicare in pronto soccorso per le lesioni al volto, al labbro superiore e al collo. Poi il giovane decide di segnalare l’episodio alle forze dell’ordine e il caso, dopo il decreto di citazione a giudizio firmato dal sostituto procuratore Lucia Anna Campo, arriva davanti davanti al giudice Andrea Di Berardino. La parte offesa viene ascoltata in aula e conferma quanto dichiarato nella denuncia. L’avvocato dell’imputato chiede una perizia tecnica perché ritiene inverosimile il racconto della vittima nella parte in cui riferisce che l’incidente è stato causato da Marco G., il quale ha tenuto fermo lo sterzo. Ma la richiesta della difesa viene respinta. Il giudice, infatti, considera credibile la testimonianza di A.S..
In ogni caso, secondo il tribunale, è irrilevante stabilire se lo schianto sia stato provocato dalle mani del 35enne sul volante oppure da una manovra fatta dal giovane aggredito per allontanarsi al più presto dal luogo del pestaggio: in entrambe le ipotesi, le lesioni e il danneggiamento dell’auto risulterebbero dovute al comportamento dell’imputato. A Marco G. vengono negate anche le attenuanti generiche perché non ha mai riconosciuto le sue responsabilità, né si è pentito. Per lui scatterà la sospensione condizionale della pena solo se pagherà gli 8mila euro di risarcimento danni entro il termine di 6 mesi dall’irrevocabilità della sentenza.

