Punta Aderci, la svolta dalle telecamere

8 Settembre 2020

Il sistema di videosorveglianza dell’azienda Puccioni potrebbe aver ripreso il piromane. Il primo rapporto in procura

VASTO. È custodita nelle riprese video dell’impianto di videosorveglianza dell’azienda Puccioni la soluzione del devastante incendio divampato il 30 agosto scorso a Punta Penna e Punta Aderci. Il materiale, insieme ad un ricco dossier, frutto di lunghi e accurati sopralluoghi, è stato consegnato al procuratore capo di Vasto, Giampiero Di Florio, dal colonnello Nevio Savini, comandante dei carabinieri forestali del gruppo di Chieti. Gli investigatori stanno analizzando attentamente le immagini: al vaglio soprattutto i fotogrammi che hanno preceduto il rogo, ma anche le ore precedenti. Grazie a quelle immagini potrebbe essere ricostruita la domenica di fuoco, verificando chi – nel giorno dell’incendio – ha raggiunto l’area privata vicina ai silos di acido solforico della Hagritanks del gruppo Nuova Solmine e ha causato il rogo che ha poi raggiunto il box della sorveglianza, estendendosi alla Riserva di Punta Aderci e alle aree dunali della spiaggia. Tutto lascia pensare a una persona che ben conosceva i luoghi e, soprattutto, come e dove agire. «Già il giorno dell'incendio», dice il colonnello Savini, «i nostri esperti avevano individuato il luogo d’origine del rogo e acquisito diverso materiale. Nei giorni scorsi siamo tornati sul posto. Nel frattempo abbiamo ascoltato anche le dichiarazioni di diverse persone. Gli atti ora sono in Procura. Al momento l'indagine è contro ignoti. Presto comincerà la decriptazione delle immagini video. Sarà il procuratore Di Florio, se lo riterrà opportuno, a rendere noti i risultati», conclude Savini. La speranza di tutti è che l'eventuale sagoma (ma potrebbe essere anche più di una) ripresa dalle telecamere sia riconoscibile. Qualora fosse così, il Comune di Vasto sarebbe pronto a costituirsi parte civile. Stesso discorso per i proprietari dei silos, la Cogecstre che gestisce la riserva di Punta Aderci e gli imprenditori che hanno visto il fuoco avvicinarsi ai loro capannoni. Gli industriali prendendo spunto anche dalle indagini insistendo sulla necessità di dotare Punta Penna e la riserva di un adeguato sistema di telecamere. Domenica il promontorio è stato preso d’assalto da centinaia di turisti che, lungo il percorso martoriato e annerito, fotografavano il risultato del raid del 30 agosto. «Accade ormai quotidianamente», rimarca Giuseppe Tagliente (Lega). «Migliaia di persone e centinaia di macchine affluiscono nella zona senza pagare neppure un centesimo di parcheggio. Occorre un sistema di vigilanza con telecamere sempre accese e guardie ecozoologiche».